Barilla, dichiarazioni omofobe e parte il boicottaggio

Il Presidente della Camera Laura Boldrini, o Presidentessa come sottolinea lei, ieri aveva dichiarato che le pubblicità trasmesse in televisione sono infarcite di sessismo e comunicano tutte lo stesso stereotipo di mamma che serve il cibo al marito e ai figli seduti a tavola.
Oggi il presidente della multinazionale della pasta, Guido Barilla, ha dichiarato che la sua azienda non farà mai pubblicità con famiglie gay e chi non condividesse questa posizione può comprare un’altra marca di pasta.

Le dichiarazioni di Guido Barilla, bollate come omofobe dalle prime reazioni della rete e di politici come Paola Concia, hanno innescato le reazioni di tutto il mondo gay, ma anche della comunità etero gay-friendly.
È partita subito la campagna di boicottaggio, capitanata come al solito dal popolo di Twitter che per l’occasione ha coniato l’hashtag #boicottabarilla, diventato immediatamente trending.

Un posizionamento omofobo penalizza le aziende

La presa di posizione netta della Barilla potrebbe rivelarsi un vero epicfail in termini di immagine e di vendite, soprattutto alla luce del boicottaggio annunciato da diverse associazioni gay.
Sono molte le aziende omofobe sul mercato, tante di queste già colpite da azioni di boicottaggio, che hanno dovuto fare dietrofront per sedare le ire dei consumatori e il conseguente danno in termini di marketing.

Negli USA ad esempio compagnie come Wal-Mart, Jack Daniel’s ed Esso sono state prese di mira dalle associazione per la difesa dei diritti degli omosessuali.
In queste ore anche il famoso fotografo Oliviero Toscani ha dichiarato: “Mi vergogno. Non mangerò più pasta Barilla. Siamo un paese tremendo, vecchio, antico. Altro che creativo”.

Aziende gay friendly e impatti sul fatturato

Ricordiamo invece un caso celebre e completamente opposto a quello Barilla. Nel 2011 il colosso dei mobili low cost Ikea presentò un cartellone pubblicitario raffigurante due uomini che si tengono per mano accompagnato dal claim “Siamo aperti a tutte le famiglie”.
L’apertura mentale che l’azienda svedese tentò di comunicare fu soggetta a censura e ricevette una veemente reazione dell’allora ministro Giovanardi che definì offensiva e di cattivo gusto l’iniziativa di Ikea.

La segmentazione del mercato a livello marketing viene ormai fatta dalle aziende anche targettizando i clienti in base alle loro preferenze sessuali e molte di esse hanno lanciato vere e proprie campagne per attirare l’attenzione del pubblico gay che tende a scegliere anche in base a chi gli trasmette un’immagine di tolleranza e apertura.
Lo hanno capito aziende come Alfa Romeo, American Express, Yamamay e Citroen, solo per citarne alcune, che consapevoli del fatto che i gay hanno in media, secondo le ricerche, una disponibilità di reddito pari al 40% in più, hanno creato annunci ad hoc per attrarre consumatori altospendenti.

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