Bilancio UE, scontro tra i 27

    Non c’è accordo, nè pace, tra i 27 membri dell’Unione Europea, sul bilancio comunitario.

    La Commissione Europea aveva previsto, nella scorsa primavera, un aumento dei contributi degli stati membri del 6% l’anno. Dopo le proteste, soprattutto inglesi, l’aumento è stato ridotto al 2,91%.

    In particolare, era stato l’appena eletto premier inglese David Cameron a bocciare la forte impennata dei contributi; alle prese con una grave crisi di bilancio, aveva bocciato l’idea di fare l’austero in patria, per spendere di più in Europa.

    In realtà, in sede comunitaria, le perplessità inglesi erano state accolte; Londra non era la sola a nutrire dubbi, in un momento di così forte passione per i governi.

    La partita che però si sta giocando a Bruxelles non riguarda tanto e solo l’entità delle spese in sè. La Commissione verrebbe incontro alle richieste inglesi, in cambio di una maggiore “autonomia” di bilancio, negli anni finanziari 2014-2020. In sostanza, l’Europa chiede, ad esempio, agli inglesi di rinunciare a meccanismi come il “rebate”, voluto e ottenuto dall’allora premier inglese Mrs.Margaret Thatcher, nel 1984.

    Il “rebate” è un meccanismo per cui la Gran Bretagna, ogni anno, ottiene la restituzione della differenza tra quanto dà alla Ue e quanto da essa riceve. In tal modo, disse la Thatcher, negli anni Ottanta, non un solo penny degli inglesi andrà a finanziare gli agricoltori francesi.

    E’ evidente che Cameron non potrà accettare l’eliminazione del rebate. Lo scontro con Bruxelles si prevede lungo e aspro.

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