Blowin’ in the wind festeggia i suoi primi 50 anni

Blowin’ in the wind, la canzone-simbolo di Bob Dylan, compie oggi 50 anni ed è raccontata nel libro di Alberto Crespi ‘Quante Strade’, edito da Arcana.

Era il lontano 27 maggio del ’63 quando negli Stati Uniti venne pubblicato per la prima volta, ‘The Freewheelin’, il mitico Lp di Bob Dylan che segnò per sempre il mondo della musica e divenne la colonna sonora di tutte le future lotte per i diritti civili.

Dell’album c’è una canzone, in particolare, che tutti ricordano ed inneggiano a simbolo dell’impegno civile sorto in quegli anni, è Blowin’ in the Wind, una splendida lirica il cui testo pacifista ha ispirato una intera generazione di cantautori ed è ancora oggi il sublime marchio di fabbrica del poeta del country d’oltreoceano.
50 anni dopo, questa canzona diventa il fil rouge di “Quante Strade” il libro di Alberto Crespi che racconta la storia di un’epoca e dei tanti giovani, che proprio negli anni ’60, riuscirono a portare all’attenzione dei potenti temi come giustizia sociale, pace e ambiente.

Tra le pagine del manoscritto si analizza il significato della canzone e cosa ne resta oggi, negli anni del duemila con le sue mille contraddizioni e le molte battaglie di allora perse o addirittura dimenticate. Un viaggio lungo 50 anni nell’America della guerra del Vietnam, dell’omicidio Kennedy e della presidenza Nixon, con interviste inedite a Mariano De Simone, Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Furio Colombo, Ernesto Bassignano, Alessandro Portelli e Walter Veltroni.

Ma non di solo novecento si parla nel libro. In Quante Strade, infatti, rivivono i tormentati anni dello schiavismo e della secessione attraverso le note di No More Auction Block, la ballata popolare che rievoca i due grandi drammi dell’Ottocento americano e che Dylan ripropone nel suo repertorio quasi voler a restituire libertà e dignità alle tante vite spezzate, portate via da quella cieca e assurda violenza del secolo prima.

“Quante Strade”, dunque, in uscita per la casa editrice Arcana, ci regala uno splendido scorcio di quegli anni attraverso le sublimi note di una poesia in musica, un inno alla mobilitazione delle coscienze che lo stesso Crespi racconta così: “non era una vera canzone di protesta: era una poesia lirica dai toni biblici, che poneva domande sul destino dell’uomo e sulle vie che deve percorrere nel suo passaggio su questa terra.”.

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