Contro la crisi ci vuole il ”munaciello”

C’è tanto scetticismo sulla fine della crisi. Alle dichiarazioni ufficiali come “il peggio è passato” non crede più nessuno.

Tuttavia, in questo lento caos natalizio, la gente scivola per le strade come un placido fiume tropicale, con la rassegnazione di trascorrere queste feste con le tasche alleggerite e prospettive incerte, con più conti da fare per garantire i regali almeno ai bambini e con tavole meno imbandite.

Ma è anche vero che a fare queste considerazioni materiali si svilisce il senso profondo, il significato autentico del Natale. Quindi, almeno per questa volta, perché non provare a fare dei doni diversi, al posto delle solite sciarpe e cravatte astruse, che poi finiranno nel dimenticatoio o riciclate a cugini e lontani parenti? Semmai puntare ad un regalo che possa aiutare ad essere più felici e a sperare nel futuro.

Quest’anno a S.Gregorio Armeno, la celebre strada napoletana del presepe, tra migliaia di Gesù bambini, di Giuseppe e Maria, di testine d’angelo con ali, di lavandaie, contadini, pecorai, falegnami, fornai, il pastore più acquistato, secondo quanto riferito dagli stessi bottegai, è stato il “munaciello”.

La statuina raffigura un pingue frate francescano, che sorride beffardo. A differenza degli altri pastori, non va tenuto in bella vista sul presepe, ma va nascosto in casa e bisogna dimenticare subito il luogo in cui è stato occultato. Solo così, dal segreto del suo nascondiglio, il munaciello ci porterà fortuna.

Per ad andare avanti, per superare questo Natale ai tempi dello spread, ci vuole “la buona ciorta”, dicono i napoletani, ossia la buona sorte. E chissà se a qualche buontempone non sia venuta in mente l’idea di andare a nascondere la statuina raffigurante il buon munaciello in un angoletto remoto del Parlamento. Sarebbe già una buona ciorta se i politici la smettessero di litigare tra loro e trovassero il modo di far trascorrere agli italiani delle feste più serene.

Ricerca personalizzata