Daniele Conti, una bandiera speciale

Daniele Conti: un nome, una garanzia. Alla sua 300/a partita in Serie A regala la vittoria al Cagliari siglando una stupenda doppietta. Un’emozione unica, come quella regalata al figlio Manuel. Infatti, dopo il gol vittoria, Daniele corre ad esultare abbracciando un bambino che era entrato in campo, il figlio Manuel. Un grande abbraccio fra i due, sommerso poi da quello degli altri giocatori rossoblù.

Rossoblù: come i colori che Daniele ha nel sangue. L’amore per il Cagliari dura da ben quattordici anni, ormai si è creato un legame indissolubile, un’affinità unica, che non fa altro che trasudare dignità, orgoglio e vero amore, tutte caratteristiche indispensabili per diventare la bandiera di una squadra. Daniele con il tempo è diventato un leader, un punto di riferimento per tutti, meritandosi la fascia da capitano. Un capitano degno di stima, uno di quelli che carattere ne ha da vendere, in poche parole il perno di una formazione che fa di lui la sua lanterna vitale, sia nei momenti di piena luce, sia in quelli più bui.

Ma l’inizio per lui non fu dei più felici. Anzi, tutt’altro. Figlio d’arte del grandissimo Bruno Conti, campione del mondo e giocatore della Roma degli anni 80′, Daniele fa il suo esordio con la maglia giallorossa, dopo aver effettuato tutta la trafila giovanile con i capitolini, nel 1996, in un Roma-Parma. Il peso del nome che porta dietro la schiena è schiacciante, per lui i primi anni non sono di certo entusiasmanti, solo 5 presenze (e un gol), tra l’insofferenza generale dei tifosi, che lo additano più volte come “figlio di papà.” E così dovette preparare le valigie, destinazione Cagliari. Neanche qui ebbe un inizio semplice per il giovane Conti, costretto a sopportare i continui paragoni con il padre Bruno, ma a poco a poco riuscì a distaccarsi anche da tale fattore di blocco e riuscì a mettere in primo piano le sue capacità e il suo carattere.

Il Cagliari retrocede in Serie B, dove rimane per 4 lunghissimi anni, durante i quali Daniele conquista, a suon di buone prestazioni, un posto da titolare inamovibile in mezzo al campo.
Finalmente, dopo l’Inferno ed il Purgatorio, Daniele riconquista il paradiso, con la promozione in Serie A nel 2004. Negli anni Conti affina la sua tecnica, comincia a credere in sè stesso per davvero, sente finalmente di aver trovato una famiglia, quella famiglia della quale è diventato capitano tre anni fa quando Diego Lopez gli passò il testimone.
Daniele Conti è un calciatore e un tifoso, è l’insieme di entrambe le cose, il giocatore perfetto. Per lui è esistito sempre e solo il Cagliari, perchè lui è e sarà per sempre un giocatore rossoblù.

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