Dopo Braccialetti rossi la Rai punta sulle fiction per ragazzi

Se Maometto non va alla montagna è la montagna che va da Maometto. Se la tv generalista perde i suoi spettatori, soprattutto i più giovani, che fare? Dire basta alle fiction in costume, ad esempio. Spazio all’attualità dunque, ai problemi reali di tutti i giorni, alle donne nella loro complessa quotidianità, ma soprattutto a storie attente ai ragazzi italiani. E’ questo il nuovo corso inaugurato da Eleonora Andreatta, il direttore di Rai Fiction. L’obiettivo è il solito da anni, lo svecchiamento dei palinsesti: «Costruiamo per il 2014-2015 un’offerta con voci e punti di vista diversi, temi contemporanei attenti ai giovani, cercando di unire gli spettatori di ogni età. La Tv pubblica come incontro tra generazioni, che racconti il Paese nella sua complessità, nella sua ricchezza di aspetti, anche problematici, ma che non perde la speranza», dice in un’intervista al “Corriere della Sera”.

L’incredibile successo di Braccialetti rossi ci dimostra che spesso le parole dette non si perdono nel vento. Ogni domenica, il numero di spettatori sintonizzati davanti la fiction di Giacomo Campiotti, scritta insieme a Sandro Petraglia (La meglio gioventù), cresce inarrestabile di puntata in puntata. La maggior parte di questi spettatori sono ragazzi tra gli otto e i ventiquattro anni. Ma la toccanti storie di Rocco, Davide, Toni, Cris, Vale e Leo, le loro lotte per sopravvivere alla malattia, uniti da una straordinaria amicizia, ha conquistato il cuore anche del pubblico più adulto.

Si dice che perfino Spielberg sia rimasto affascinato da questa favola moderna e abbia acquistato i diritti del libro di Albert Espinosa, a cui si ispira l’adattamento televisivo, che già nella versione spagnola (Pulseras Rojas) ha fato faville. In Italia, la terza puntata in onda domenica scorsa ha stracciato la concorrenza del prime time con uno share del 22% (circa 6 milioni di spettatori). Alla base di questo successo c’è sicuramente il modo di affrontare il tema della malattia, con delicatezza ma anche con ironia. Si raccontano gli entusiasmi, i sogni, le risate, le angosce, le emozioni e i pianti di adolescenti qualunque. Solo che tutta questa esplosione di vita è racchiusa tra le corsie di un ospedale, un posto dove si può morire ma dove si impara anche a vivere, a superare gli ostacoli che la vita ti mette davanti, a combattere la propria battaglia senza mai perdere la speranza. La battaglia di Rocco, Davide, Toni, Cris, Vale e Leo è guarire. Dal cancro, dall’anoressia e da tutte quelle malattie che gli adulti fanno fatica a chiamare con il loro nome. Non questi ragazzi. Loro non si nascondono, indossano i loro braccialetti rossi orgogliosi, vincono il dolore tenendosi per mano.

Con Braccialetti rossi, Rai uno è riuscita finalmente ad avvicinare i giovani alla televisione, diventando allo stesso tempo un catalizzatore intergenerazionale. Ma la ventata di rinnovamento che questo prodotto ha portato in Casa Rai toccherà in futuro anche titoli più collaudati della rete ammiraglia da Don Matteo a Un medico in famiglia, nelle cui trame verranno inseriti temi più vicini all’attualità come il cyber bullismo, il lavoro precario e l’ossessione per le nuove tecnologie. E non solo.

Si lavora infatti a progetti che virano decisamente a raccontare realtà che appartengono alla società multietnica di oggi. Come È arrivata la felicità, ideale proseguimento di Tutti pazzi per amore, in arrivo ad autunno sul set. Protagonisti della comedy scritta da Ivan Cotroneo, Stefano Bises e Monica Rametta, un uomo (Orlando) e una donna (Angelica) con le loro rispettive famiglie e cerchie di amici, tra cui Francesca, ragazza italiana ma con la pelle scura, simbolo di una nuova generazione di italiani. Dal docu reality di Mtv 16 anni e incinta, Francesca Archibugi sta lavorando ad una serie doppia, per il web e per la tv, sulla scia di Una mamma imperfetta, sulle difficoltà quotidiane di una sedicenne che scopre di essere incinta. Infine Pif, dopo le fatiche di Sanremo, firmerà per la Rai una fiction che riprende il tema portante del suo apprezzatissimo film d’esordio La mafia uccide solo d’estate, ovvero la criminalità vista dagli occhi di un bambino.

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