È una moda da cani. Non insulto bensì campagna pubblicitaria

Se di tanto in tanto ci si stupisce di vedere in giro per le città cani o gatti con degli eccentrici cappottini su misura, non dovrà invece destare stupore la nuova scelta di visual merchandising proposta dalla storica casa di moda italiana Trussardi.

La novella preferenza strategica in ambito pubblicitario pone in maniera totalmente nuova il sistema espositivo, l’ambientazione e la grafica dei prodotti. Attraverso un nuovo linguaggio visivo, forse un po’ azzardato, ad indossare gli abiti sono infatti i cani.

I levrieri diventano dei veri e propri modelli sotto le luci della ribalta.

La collezione uomo, fatta indossare da questi affascinanti animali, ha destato parecchie critiche, enfatizzando la scelta assai discutibile che mette in evidenza, con estrema semplicità, come il nuovo testimonial sia in realtà fuori posto.

Gli scatti sono ad opera del fotografo William Wegman celebre per le sue foto di cani, principalmente i suoi bracchi di Weimar, in vari costumi e pose. Questa forse è l’unica scelta artisticamente corretta e in maniera subordinata, a rigor di logica, quasi dovuta.

Il sospetto personale, che latente si insinua dopo aver guardato gli scatti, omaggio anche al simbolo della celebre griffe, il levriero, è probabilmente che a Dante e Nicola Trussardi la genialità creativa dell’idea non sarebbe piaciuta.

La creatività non dev’essere imposta, come non si può imporre il buon gusto.
La collezione potrà essere bella, funzionale ed accattivante ma se fatta indossare a dei cani perde l’intrinseco senso del voler “dettare tendenza” nell’ambizioso mondo della moda.

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