L’Istat ha reso noto il dato di gennaio relativo al tasso di disoccupazione che è pari al 12.9%, con un aumento dell’1,1% rispetto ai dodici mesi precedenti.
Il numero dei disoccupati è di 3.293.000 ben 260.000 in più rispetto ai dodici mesi precedenti.
Il dato risulta il più alto sia dall’inizio delle serie mensili, nel gennaio 2004, sia di quelle trimestrali, dal primo trimestre 1977.

L’aumento colpisce maggiormente i giovani e l’incidenza dei disoccupati tra i 15 ed i 24 anni è pari all’11% in aumento dello 0,8% rispetto allo scorso anno.
Inoltre, il tasso di disoccupazione della fascia 15/24 anni, ovvero la quota dei disoccupati su quelli occupati o in cerca è pari al 42,4% con un aumento di ben 4 punti sullo scorso anno.
Il tasso di occupazione giovanile, pari al 15,6%, diminuisce dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’1,5% nei dodici mesi. Il numero di giovani inattivi è pari a 4.372.000 in diminuzione dello 0,3% nel confronto congiunturale.
Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni, pari al 72,9%, cala dello 0,2% nell’ultimo mese mentre cresce dello 0,7% nei dodici mesi.

Dati davvero allarmanti che hanno subito richiamato l’attenzione del neo premier Matteo Renzi che su Twitter commenta: «La disoccupazione è al 12,9%. Cifra allucinante, la più alta da 35 anni. Ecco perchè il primo provvedimento sarà il Jobs Act».

Le riforme previste dal governo Renzi dovrebbero creare occupazione e migliorare le condizioni del mercato del lavoro. Il Job Act individua sette settori che dovrebbero offrire nuovi posti di lavoro: cultura, turismo, agricoltura e cibo; made in Italy; ICT; Green Economy; Nuovo Welfare; edilizia; manifattura.
Per quanto riguarda la semplificazione è poi previsto un codice del lavoro che semplifichi e renda chiare, anche all’estero, le norme vigenti in materia.

Altro punto cardine del Job Act sarà la riduzione delle oltre 40 forme contrattuali esistenti fino a giungere ad un unico contratto di inserimento a tempo indeterminato con tutele crescenti.
Nei piani del Governo ci sono anche le agenzie di formazione che saranno obbligate a dar conto on line ed ex post di ogni spesa per la formazione effettuata tramite denaro pubblico e sottoposte a criteri di valutazione meritocratici, con pena della cancellazione dagli elenchi in caso di mancati risultati.

Ultimo punto è la creazione di un’Agenzia Unica Federale per il coordinamento dei Centri per l’Impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.
Naturalmente si tratta di una bozza che sarà rivista e rivalutata prima di essere messa sul tavolo.
I tempi inizialmente previsti per il suo varo erano stimati in otto mesi ma, certamente, il dato di oggi non potrà che accelerare tale provvedimento.