Il darwinismo sociale non è morto

Il sindaco di Londra, Boris Johnson, ha fatto parlare di sé. Il politico-giornalista ha infatti affermato che le differenze economiche fra persone probabilmente esistono a causa di un diverso QI, il quoziente intellettivo: “Temo che [la] centrifuga economica violenta [della concorrenza] stia operando su esseri umani che sono molto lontani dalla parità in capacità e abilità innate”, ha dichiarato presso il Centre for Policy Studies.

Non è proprio così. Un rapido sguardo ai dati mostra, infatti, come ci possano essere diversi fattori all’origine di un diverso guadagno. La distribuzione del reddito negli Stati Uniti fornisce un buon esempio. Nel 2012 il 0,01% delle famiglie ha percepito una media di $10,25 milioni, mentre il reddito medio delle famiglie per il paese è stato di $51.000. I “lavoratori più pagati” sono 200 volte più intelligenti del resto del paese? Hanno questi la capacità di lavorare 200 volte di più? Moltissime sono le cause di questa disparità di guadagno. Una di queste può anche essere la fortuna.

Naturalmente nessuno di quel 0.01% ammetterebbe mai che “il suo grande guadagno derivi da probabili fattori, come il caso, la fortuna, il destino”; tutti, infatti, sarebbero più propensi a nascondere questa “possibilità di successo” per elogiare, invece, le proprie capacità individuali, il proprio “fiuto per gli affari”, la propria bravura, gli studi e il successo personale. Addirittura delle nuove ricerche hanno stabilito che moltissimi, per giustificare il “proprio stile di vita”, sono portati a “accusare i geni”. Proprio così: le “classi inferiori”, o semplicemente coloro che guadagnano di meno, non sono “sfortunate”. Sono geneticamente inferiori, secondo le classi più abbienti.

In diversi esperimenti pubblicati sul Journal of Personality and Social Psychology, Michael Kraus, della University of Illinois a Urbana-Champaign, e Dacher Keltner, della University of California a Berkeley, hanno studiato quello che chiamano esistenzialismo sociale di classe. L’essenzialismo rappresenta la convinzione che le differenze in superficie, tra due gruppi di persone o cose, possono essere spiegate dalle differenze nelle identità fondamentalie profonde.

I ricercatori hanno scoperto che le persone hanno credenze essenzialiste su argomenti all’ordine del giorno, come il sesso, la razza, così come su quelli più culturali come la nazionalità, la religione e l’orientamento politico. L’essenzialismo porta, purtroppo, a degli stereotipi, a pregiudizi, e la riluttanza a mescolarsi con gli estranei, con coloro che “non sono come loro”. Kraus e Keltner hanno continuato i propri studi, per capire se vediamo la classe sociale come categoria fondamentale.

Hanno cominciato con lo sviluppo di una scala di misurazione per le credenze essenzialiste circa la classe. “Penso che se tutti indossassero oggi gli stessi vestiti, la gente sarebbe in grado di dire a che classe sociale si appartiene”, hanno commentato alcuni partecipanti all’esperimento. “È possibile determinare la propria classe sociale esaminando i loro geni”, hanno detto altri.

Un po’ come avveniva con il Calvinismo: se hai successo nel lavoro vuol dire che Dio ha riservato per te una sicura salvezza dopo la morte. I risultati in campo professionale erano indice della benevolenza di Dio nei tuoi confronti. Accade così anche per il nuovo darwinismo: se si sta facendo bene, se si sta lavorando con impegno e sacrificio, allora il successo è meritato. Ma se si appartiene alle “classi inferiori” allora niente è meritato.

I partecipanti agli esperimenti hanno anche dato un punteggio soggettivo, da 1 a 10, rispetto alla propria “classe sociale” all’interno della loro comunità, sulla base di istruzione, reddito e status professionale. I ricercatori hanno scoperto che le classi sociali più alte erano associate alle classi sociali migliori dell’essenzialismo. Livelli più elevati di istruzione e di ruolo all’interno della politica fanno una “classe più alta”.

“Sento che la gente ottiene ciò che ha diritto ad avere”, hanno sostenuto alcuni. Lo psicologo Melvin Lerner ha sviluppato la “teoria del mondo”, nel 1960, sostenendo che siamo portati ​​a credere che il mondo sia un posto giusto. L’alternativa – un universo in cui le cose brutte accadono alle persone buone – è troppo sconvolgente. È per questo che ci impegniamo moltissimo in meccanismi di difesa, come “incolpare la vittima” – “Lei non avrebbe dovuto vestirsi in quel modo” – o confidando nel fatto che eventi positivi e negativi verranno bilanciati dal karma, una forma di pensiero magico.

Secondo altri studi, i ricchi godono generalmente della libertà di perseguire i loro desideri e punti di forza, mentre per i poveri i limiti esterni spesso superano le loro opportunità.

Quanta verità c’è nell’essenzialismo? Le poche ricerche sull’argomento hanno concluso che il reddito, livello di istruzione e lo status occupazionale forse sono per il 10% fattori genetici (e forse molto di più). Così come l’unicità, le abilità, il talento, la bravura. Ma tutto ciò è ben lontano dal dire che “Le differenze economiche sono date interamente dai geni”.

L’essenzialismo colpisce anche il mondo della legge: infatti è legato alla “mancanza di perdono” per i criminali e truffatori. In un esperimento di Kraus e Keltner si è notato che molti fossero meno propensi a “ridurre la pena”, “perdonare”, semplicemente cercare di capire aprendosi al dialogo, proprio dopo essere stati informati sulle dinamiche dell’essenzialismo.

Questo modo di pensare potrebbe spingere il nostro sistema di giustizia verso lunghe pene detentive, invece di aprirsi ad opportunità in riabilitazione. Potrebbe portare ad una denigrazione dei poveri e meno aiuti nei loro confronti.

Si parla di darwinismo sociale. Questa è una “distorsione” della teoria dell’evoluzione di Darwin che rappresenta la convinzione che solo “i migliori” debbano sopravvivere e, inoltre, che questo processo debba essere accettato o addirittura accelerato dalle politiche pubbliche. È un esempio di fallacia logica nota come “appello alla natura”: “ciò che è naturale è buono” – se ciò fosse vero, la tecnologia e la medicina sarebbero da eliminare -. E i poveri? Gli ammalati? Gli sfortunati? “Queste persone non possono cambiare, quindi non perdiamo il nostro tempo, cerchiamo di bloccarli”. Il governatore del South Carolina, Andre Bauer, ha detto, in una riunione di municipio, che i poveri, come “animali randagi” non dovrebbero essere alimentati, “perché poi si riproducono”.

Sono teorie del XIX secolo, ma sembrano essere più attuali che mai. Il darwinismo sociale non è morto, e noi non possiamo fare altro che combatterlo.

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