Il governo ritira il decreto “Salva Roma”

Il Salva Roma è tutto da rifare. La moral suasion del Presidente Giorgio Napolitano, la violenta opposizione del Movimento 5 Stelle e i dubbi espressi dai parlamentari di Scelta Civica, hanno convinto il premier Letta a rinunciare alla conversione in Legge del Decreto, anche per evitare un incidente politico rilevante, tale da mettere in dubbio la tenuta stessa della maggioranza, soprattutto in Senato, dove i numeri sono molto stretti.

Si è seriamente rischiato di trascorrere la notte dell’ultimo dell’anno sugli scranni di Camera e Senato, come aveva minacciato l’esponente del M5S, Alessandro Di Battista. Addirittura, in questi ultimi giorni del 2013, più che Matteo Renzi e la sua riforma della Legge elettorale o il decaduto Silvio Berlusconi e la sua forte opposizione “senza se e senza ma”, poteva mettere fine a questa legislatura.

Enrico Letta, dopo un colloquio risolutivo con il Presidente Giorgio Napolitano, nel quale si sarebbe anche fatto esplicito riferimento alla possibile non firma da parte del Capo dello Stato della conversione in Legge del Decreto, ha deciso di incaricare il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, di informare i Presidenti delle camere, Boldrini e Grasso, su questa decisione del Governo. Spiegando, inoltre, che alcune norme “non indifferibili” di questo provvedimento saranno inserite nel Decreto Legge Milleproroghe all’esame del Consiglio dei Ministri per domani.

Tra queste le misure in base alle quali il Comune di Roma ha approvato il proprio bilancio. Nel Milleproroghe anche la correzione, già annunciata in Parlamento, della norma relativa agli affitti di immobili da parte della Pubblica amministrazione. Come voleva il M5S vaticinando la possibilità di far trascorrere all’intera classe politica un cenone di fine d’anno in Parlamento.

Naturalmente, più della “minaccia” del parlamentare grillino, ha avuto peso determinante il colloquio fra il Premier Letta ed il Presidente Napolitano, nel quale quest’ultimo – come da indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi – ha mosso rilievi sulla insostenibilità della Legge di conversione del Decreto a seguito dell’appesantimento emendativo che di fatto aveva trasformato il provvedimento firmato dal Capo dello Stato. “Questi rilievi sono da mettere in relazione alla eterogeneità ed estraneità ai contenuti originari delle numerose disposizioni inserite dalle Camere in sede di conversione”, spiegano poi fonti del Quirinale.

Il Decreto Salva Roma aveva incassato la fiducia alla Camera con 340 sì e 155 no ed il voto definitivo in Senato era slittato a domani. E ciò anche a causa della violenta opposizione del movimento M5S, che aveva annunciato battaglia totale fino a quando non avrebbe avuto la certezza che la norma sugli affitti d’oro intestati alla Pubblica Amministrazione, al centro delle polemiche nei giorni prima di Natale, non fosse stata definitivamente cancellata. Comunque sia, la maggioranza, per evitare ulteriori fibrillazioni politiche – M5S e Lega avevano minacciato ostruzionismo anche oltre il 31 dicembre – aveva assicurato che la questione sarebbe stata affrontata sia nei 137 ordini del giorno, che sarebbero stati esaminati il 27 dicembre, sia nel Dl Milleproroghe.

L’altra norma della discordia, quella che penalizza i Comuni che cercano di arginare il gioco d’azzardo, definita da Renzi “una porcata” e da Letta “un errore”, invece, era già stata cassata. Restavano in piedi solo tre commi che disciplinavano per lo più il contenzioso tra Stato e concessionari di slot. La norma sul gioco d’azzardo aveva innescato polemiche anche fuori dalle aule parlamentari.

Tra i temi affrontati nel Dl c’erano anche le norme che regolano il trasporto ferroviario in Campania, Sicilia e Valle d’Aosta; misure su Roma capitale e, tra l’altro, sulla gestione dei crediti di questa verso le società partecipate. Si stanziavano inoltre 25 milioni per Expo 2015 e si prevedevano misure a favore delle zone colpite da terremoti e alluvioni. Si obbligavano gli enti locali che hanno superato i limiti finanziari posti alla contrattazione integrativa a recuperare le somme indebitamente erogate al personale. E si stabiliva, tra l’altro, che beni aziendali confiscati alla mafia potessero essere trasferiti a comuni, province o regioni. Tutti argomenti che potrebbero essere recuperati all’interno del Milleproroghe che sarà esaminato in Consiglio dei Ministri.

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