Ilva, 50 indagati per disastro ambientale

Saranno firmati in queste ore gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale che vede coinvolti alcuni dirigenti dell’Ilva di Taranto e la proprietà, il gruppo Riva. Il passaggio successivo sarà la richiesta di rinvio a giudizio.

Tra dirigenti, esponenti politici e funzionari sono circa una cinquantina gli indagati dal pool di magistrati che ha condotto l’inchiesta, il procuratore Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino ed i sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani. I legali difensori avranno 20 giorni di tempo per depositare le memorie e chiedere che i propri assistiti vengano interrogati. Dopodiché sarà il gup a fissare la data dell’udienza preliminare.

Confermate per alcuni degli indagati, tra i quali anche tre società, le accuse di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e altri reati minori

Nei giorni scorsi è stato ascoltato a Bari come persona informata sui fatti Lorenzo Nicastro, assessore regionale all’ambiente. A lui gli inquirenti hanno chiesto di raccontare alcune vicende relative all’estate 2010 emerse dalle intercettazioni telefoniche compiute verso Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, controllante dell’Ilva, e Girolamo Archinà, ex responsabile per i rapporti istituzionali dell’Ilva agli arresti domiciliari.
Infine, gli inquirenti si sono soffermati sui rapporti tra il governatore Nichi Vendola e Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa, già in passato entrati nelle indagini della Guardia di Finanza che ha ipotizzato la tentata concussione.

A Roma, invece, al centro dell’inchiesta il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) firmata il 4 agosto 2011 dall’allora ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e da Corrado Clini, all’epoca direttore genenrale per lo Sviluppo Sostenibile, il Clima e l’Energia e successore della Prestigiacomo al dicastero.

In queste ore, alcuni siti web hanno comunicato, come se fosse una informazione carpita segretamente, quella che invece dovrebbe essere una relazione di pubblico dominio: l’ispezione ufficiale all’Ilva che accerta il non rispetto dell’Aia. La trasparenza sembra essere il tallone d’Achille di tutta la nuova gestione Aia del ministro Orlando che pure prometteva novità rispetto a Clini“, evidenzia Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink.

Nella relazione sarebbero ben undici le violazioni dell’Aia da parte dell’Ilva, ma a più di un mese dall’ispezione del 10 ed 11 settembre di quel documento non vi è traccia su alcun sito istituzionale. “In un paese europeo normale sarebbero già partite le procedure per sanzionare l’azienda“, ha concluso Marescotti, che attraverso PeaceLink e insieme al Fondo Antidiossina negli scorsi mesi ha portato il “caso Ilva” di fronte alla Commissione Europea. Quest’ultima a fine settembre ha aperto una procedura d’infrazione per inadempienza delle direttive in materia di responsabilità ambientale.

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha inoltre accettato il ricorso dei familiari di Giuseppina Smaltini, ammalatasi di leucemia nel 2006 e morta il 21 dicembre scorso. La Procura di Taranto ha rigettato il ricorso due volte, ritenendo insufficienti le prove che collegano la malattia all’Ilva.

Intanto, i legali di Fabio Riva, in libertà vigilata a Londra dallo scorso gennaio, hanno chiesto copia della perizia chimica e di quella medico-epidemiologica disposta dal gip Patrizia Todisco depositate nell’incidente probatorio conclusosi il 30 marzo 2012.
La prossima udienza relativa all’estradizione è prevista per gennaio 2014.

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