Italicum, la Camera boccia le preferenze per 35 voti

Giornata intensa come previsto quella di oggi alla Camera che ha visto l’approvazione con 315 sì dell’emendamento che prevede le percentuali da raggiungere per fare scattare seggi e premio di maggioranza nel nuovo “Italicum”. Attimi di imbarazzo per Renzi e il suo esecutivo che ha visto votare 101 deputati meno rispetto ai potenziali votanti favorevoli. L’emendamento, come previsto stabilisce la soglia di sbarramento al 37% per avere il premio di maggioranza, quella del 4,5% di ingresso per i partiti in coalizione, quella dell’8% per i partiti non coalizzati e quella del 12% per le coalizioni. Il premio di maggioranza è fissato al 15%. Bocciato invece il controverso emendamento di Fratelli d’Italia sulla reintroduzione delle preferenze per appena 35 voti. Malcontento da parte di Forza Italia e dei Berlusconiani che fanno sapere che non voterebbero il si alla legge qualora fossero introdotti emendamenti non previsti dall’accordo iniziale. Renzi risponde: “Chi non vota la legge lo spieghi al Paese”.

Ora sta al neo Premier cercare di ricompattare le cerchie del suo partito, spaccato nei giorni scorsi per la questione quote rosa, e capire da dove provengono quei voti in meno rispetto a quelli previsti dalle dichiarazioni iniziali. In tutto Pd e FI da soli potevano raggiungere 360 voti: tra assenze e ‘franchi tiratori’, se ne contano 61 in meno.ha bocciato a voto segreto. Una maggioranza sempre meno solida, dunque, tiene in piedi il patto del Nazareno.

La Camera ha inoltre bocciato un emendamento di 40 deputati del Pd che rendeva obbligatorie le primarie per scegliere i candidati. L’emendamento prevedeva la parità di genere nell’organizzazione delle primarie. L’annosa questione, promossa da un emendamento nei giorni scorsi firmato da Marco Meloni, è stato bocciato a scrutinio palese con 329 voti contrari e 211 favorevoli, quelli dei deputati di M5s, Sel, Lega, Fdi, Pi e alcuni del Pd. Oltre a Meloni, hanno dichiarato il voto favorevole alcuni parlamentari della minoranza interna al Pd vicini a Bersani, come Stefano Fassina e Enza Bruno Bossio.

Renzi dopo lo stallo di ieri aveva incalzato i suoi parlando all’assemblea del Pd: “Sulla legge elettorale non c’è da mantenere un patto con Berlusconi, ma un impegno che come partito abbiamo preso profondo, netto, chiaro”.

Capitolo finale dedicato alle riforme costituzionali. Entro quindici giorni dovrebbe essere formalizzato un atto parlamentare su Senato e Titolo quinto che potrebbe essere concordato nei prossimi giorni dalla Direzione del Partito Democratico.

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