La consacrazione di Pjanic, dalla contestazione al ruolo di leader

La storia di Miralem Pjanic a Roma sembra essere arrivata finalmente ad una svolta: dopo due anni di alti e bassi il bosniaco ha trovato il suo equilibrio, mostrando le sue doti tecniche e il suo grande talento e andando in gol più volte.
A questo speciale momento di forma stanno dando grande contributo anche le prestazioni della Roma e della sua nazionale, con cui ha appena staccato il biglietto per i mondiali 2014 (prima qualificazione di sempre nella storia per la nazionale di Miralem e Dzeko).

Pjanic era arrivato a Roma con la nomea di futuro campione, ma nella prima stagione nella capitale aveva faticato molto, restando al di sotto delle aspettative con 3 gol fatti e prestazioni discutibili.
Con l’arrivo di Zeman, poi, il bosniaco si era ritrovato quasi ai margini della squadra: incomprensioni con il tecnico, problemi personali e fisici gli avevano impedito di rendere al massimo delle sue possibilità, facendo sorgere problemi anche con i tifosi.

Le doti da fenomeno di Pjanic sono state messe in dubbio e in estate si è parlato di lui come uno dei giocatori in partenza, ma alla fine (con il contributo di Garcia) la decisione è stata quella di restare.
Il mister lo ha motivato, gli ha dato fiducia e ora i risultati sono davanti agli occhi di tutti.

Titolare inamovibile, leader del centrocampo, giocatore (ri)trovato.
In 8 partite ha segnato 3 gol, cioè lo stesso numero di reti che aveva realizzato in tutta la scorsa stagione.
I gol sono però solo una parte delle prestazioni davvero superlative che il centrocampista sta regalando a se stesso e ai tifosi: numeri di alta classe, grande qualità di palleggio, punizioni perfette e assist.

La punizione che ieri ha realizzato è una perla: dai 30 metri ha piazzato il pallone sotto al set, senza lasciare scampo a Reina. 1-0 allo scadere del primo tempo.
La tecnica usata è quella imparata dal ragazzo ai tempi del Lione, quando faceva gare di calci piazzati con uno dei più grandi tiratori di sempre: Juninho Pernambucano.
Ottima anche la fase difensiva: in mezzo al campo non ha lasciato neanche un pallone agli avversari, lottando per 90′ senza sosta.

Il rigore con cui ha chiuso la partita sul 2-0 al 71′, gli ha permesso di siglare una bella doppietta.
Ora il giocatore giallorosso classe ’90 dovrà mantenere questa forma, questa voglia di gol e di grandi giocate per poter essere definito con l’aggettivo che merita: forse la nomea di campione non era poi così sbagliata.

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