La violenza di sfregiare le donne

La mitologia ne è piena, come non citare le Metamorfosi di Ovidio o la trasformazione dell’araba fenice, nell’immaginario comune, simbolo di rinascita, metafora di una nuova vita. Lucia però non rinasce dalle proprie ceneri, bensì da un viso sfregiato con l’acido. Sette interventi chirurgici e chissà quante notti insonni, in balìa dei propri tormenti. L’istinto di sopravvivenza, la voglia di vivere, di cambiare non solo se stessa, ma anche il mondo che la circonda: è leggendo le sue parole che si capisce quanto le donne sappiano risollevarsi da sole, quanto lei sia riuscita a trovare l’energia per trasformarsi. È una donna cosciente, intenzionata a dimostrare che si può e si deve amare se stessi e a chi come lei ha vissuto l’esperienza devastante dell’ustione, ripete due volte la parola “pazienza”, è quella che bisogna avere in grande quantità, per affrontare tanti interventi e tanto tempo. I medici che l’hanno assistita e tutt’ora se ne prendono cura, gli amici, i parenti più cari, loro le sono stati vicino, ma se non si ha la voglia di ricominciare e il senso del dovere nei propri confronti, allora non si potrà mai risalire come Lucia.

Il 16 aprile 2013, Lucia rientrando nella sua casa a Pesaro, non ha fatto nemmeno in tempo a posare il mazzo di chiavi nello svuota tasche, togliersi le scarpe dopo una lunga giornata e una corsa in palestra, godersi la pace di quella casa che la sua faccia ha iniziato a “friggere”. Di questo atto ignobile, crudele, di disonore, chiamatelo come vi pare, tre esecutori: due materiali, due albanesi pagati dall’avvocato Luca Varani, indicato come mandante dal pubblico ministero Monica Garulli. Questa Donna soffiando sulle candeline della fantastica torta che mangerà al suo compleanno, soffierà via quello che deve allontanare proprio per godersi la sua nuova vita :”Sopportiamo il martirio del corpo e curiamo la ferita dell’anima, coltivando la speranza tutti i giorni perché ogni giorno è un passo verso la guarigione: ogni giorno è un po’ più facile di quello precedente. E impariamo che la nostra identità non è data dall’aspetto esteriore, ma da quello che c’è nel nostro cervello e nel nostro cuore. Infine, a me stessa, dico… Buon 36esimo compleanno Luci!!!”.

Di violenza sulle donne se ne parla, anche se le parole non sono mai abbastanza, e Lucia è una voce importante, come importante è il suo proposito, quello di fare qualcosa per le donne: “mi piacerebbe moltissimo aiutare in qualche modo gli ustionati, occuparmi delle donne schiacciate da uomini inetti”, gridando che la colpa non è mai di chi subisce ma di chi agisce. L’amore non può curare quelli che lei chiama “inetti” che non sono in grado di “convivere con le loro fragilità”. Dobbiamo ringraziare Lucia e chi come lei ha il coraggio di raccontare queste storie, cercando di eliminare la parola “coraggio” perché chi subisce una violenza non deve avere il coraggio di agire o di raccontare, ma la forza di uscirne denunciando.

L’ex compagno di Lucia è ora in carcere con l’accusa di lesioni gravissime, stalking e tentato omicidio: accuse che i carabinieri hanno ricostruito dai ricordi di ciò che Lucia ha vissuto. Questa Donna non fa trapelare nessun odio perché è consapevole che ora deve concentrarsi sulla sua di persona, riallacciando i rapporti con il mondo che l’aspetta, soprattutto quelle delle donne.

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