Lakers 2013-2014: Hollywood o Bollywood?

La città più glamour della costa occidentale statunitense si appresta ad assistere alla ennesima puntata dello sceneggiato cinematografico griffato Lakers. Se la storica seconda squadra angelena, i Clippers, sembra stia gettando le basi per un roseo avvenire, in casa Gialloviola aleggia lo spettro di un fallimento su tutta la linea. L’insanabile divergenza di opinioni tra i fratelli Buss, scoppiata a seguito della morte dello storico proprietario, il padre Jerry, ha creato un vulnus insostenibile tra management e staff tecnico; il solo Mitch Kupchak a fare da scudo alla squadra, cercando di alleggerire la tensione creatasi intorno al povero Mike D’Antoni, allenatore di Bryant e soci, chiamato, suo malgrado, a cercare di risolvere sul campo l’intricata trama semi-farsesca di questo reality show.

I due, avranno l’ingrato compito di fare da ombrello ad una squadra vecchia e logora, con Kobe ancora in fase di recupero, dopo la rottura del tendine d’Achille, incidente occorso in una delle ultime partite della regular season scorsa. Il roster appare impoverito e non di poco: Nash e Gasol hanno già da tempo intrapreso il viale del tramonto sportivo; Ron Artest, alias Metta World Peace, probabile alias Jesus Shuttlesworth, ha visto concluso anticipatamente il suo contratto, per liberare spazio salariale; la “Dwightcision” ha fatto si che i progetti di futuro investimento su Howard venissero meno in un lampo, con l’ex centro di Orlando accasatosi in Texas, ai Rockets.

Gli arrivi principali rispondono al nome di Kaman e Nick Young, non proprio due stelle da tappeto rosso Hollywoodiano, e il gap tecnico con le super potenze della Western Conference appare sempre più incolmabile. I giocatori a disposizione non sembrano rispettare i principi tecnici da sempre sostenuti da D’Antoni: il suo celebre 7 seconds or less, appare pallida utopia, sebbene il progetto iniziale prevedesse almeno una chance di riuscita, con l’acquisizione del play canadese dai Suns, datato e acciaccato, ma potenzialmente devastante, nei giochi a due con il cardinalizio catalano Pau e il colosso in maglia 12, e con il Mamba, sempre pronto a mordere.

L’enigma su questa serie tv sportiva gira intorno al recupero di Bryant: qualora i tempi del suo reintegro in rosa fossero brevi, siatene certi, il quantitativo di veleno iniettato dal Black Mamba potrebbe essere ancora gargantuesco e letale; giocatore dalla meticolosità e attitudine pareggiabili solo dallo sconfinato talento in dote. Senza Howard, Gasol avrà certamente più spazio nel suo ufficio in post, e la sua sconfinata intelligenza cestistica potrà essere sfruttata per armare la mano dei tiratori; quel che rimane certo è che ci sia da aspettarsi il colpo di scena, l’effetto speciale capace di lasciare attoniti noi astanti osservatori.

Voci di corridoio parlano ancora di possibile trade coinvolgente il centro spagnolo; altre di una possibilità remota di usare la clausola di uscita dal contratto, liberandosi dunque dell’ingente stipendio di Kobe, salvo poi rifirmarlo a cifre più moderate, tentando di aggirare le innumerevoli regole previste dal nuovo contratto collettivo.

Da capire dunque ruoli dei personaggi e durata dello spettacolo; il copione è in fase di realizzazione: gli attori protagonisti riusciranno a convivere nel disperato tentativo di metter su miracolosamente un nuovo colossal e raggiungere il minimo traguardo della partecipazione alla post season, o l’ego dei singoli trasformeranno questa stagione in un musical dalla trama controversa, poco scorrevole, fatto di luci artificiali e colori sbiaditi, e dalla scarsa resa ai botteghini dello Staples?

[foto: www1.skysports.com ]

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