Le apparizioni in tv di Carmine Schiavone, nessuno s’indigna

Ieri sera a Linea Gialla, il programma su La 7 condotto da Salvo Sottile, ospite speciale era Carmine Schiavone. Proprio il super-pentito le cui rivelazioni stanno oggi portando all’individuazione dei siti della Terra dei Fuochi in cui tonnellate di rifiuti tossici furono occultati.

Casualità vuole che oggi un’operazione coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e dalle Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Roma e Firenze abbia portato all’arresto di 90 persone del clan di camorra dei ‘Contini’. Ma in Italia sembra ormai che le mafie siano tanto normali e tanto integrate nel tessuto sociale, da non destare nessuna indignazione e nessuna protesta.

Il conduttore della trasmissione ha tenuto più volte a precisare che Schiavone si trovava lì “non come opinionista, ma come testimone”, quasi a voler mettere le mani avanti. Ma sembra proprio che le rassicurazioni non servissero, dato che nessuna bufera mediatica si è scatenata sull’ospitata, eccetto qualche commento da parte dei sempre attenti e super informati utenti di Twitter.

Eppure da dire ce ne sarebbe stato molto su quest’uomo: un anziano qualunque, che se lo incontrassi per strada non immagineresti mai che è stato un mafioso, che ha compiuto illeciti e ucciso per più della metà della sua vita.
Quello che sconvolge è che a Schiavone sia permesso di esprimere giudizi sullo Stato, ma soprattutto sui cittadini. In Campania “Tutti sapevano e non hanno fatto nulla”, attacca il pentito, a difesa dell’operato di quella che definisce la “buona mafia”, quella che non uccide i bambini.

In realtà di bambini proprio quella mafia, quella dei Casalesi e dei rifiuti tossici, quella della Terra dei Fuochi, ne ha uccisi e continua a ucciderne moltissimi. Ma neanche la storia di Riccardo, il piccolo morto per leucemia a Caivano, solo una delle tante vittime di questa storia che puzza non solo di rifiuti, ma anche di connivenze e insabbiamenti, scuote Schiavone.

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Non si vede come si possa dare spazio alla mafia in televisione. Non si può dare voce al libero sfogo del pentito che si lamenta di essere stato tanti anni costretto al 41bis, il regime carcerario duro. Forse Schiavone si aspettava la rubinetteria d’oro e il materasso ad acqua, per avere reso per tanti anni il suo “servizio allo Stato”. Perché è proprio questo che dovrebbe indignare di più e da cui la politica dovrebbe prendere le distanze nettamente. Ieri è quasi passato il messaggio che è inutile che i cittadini continuino a lamentarsi e a protestare, perché tanto lo Stato tutto sapeva, ma non è mai intervenuto.

Un Paese in cui i cittadini non possono più credere nello Stato -e già la politica tra tasse, beghe e rimpasti mette a dura prova questa fiducia- rischia di diventare uno Stato in cui la legge non ha più alcun significato. E allora il pericolo è proprio quello che siano le “loro regole” a diventare valide per tutti. Regole in cui manca però un diritto fondamentale per qualsiasi essere umano, il diritto alla vita.

Lo Stato, le forze dell’ordine hanno certamente le loro responsabilità e anche Bloglive attraverso uno Speciale Terra dei Fuochi sta cercando da tempo di portare alla luce e denunciare il marcio nascosto nelle vicende dei rifiuti tossici in Campania e in tutta Italia, ma Schiavone pronuncia un’altra teoria: lo Stato e la mafia, in fondo, giocano la stessa partita.

Lo cantava De Andrè a proposito di Raffaele Cutolo: “lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”.
Possibile che nessun politico, nessuna istituzione si sia sentita in diritto e in dovere di criticare la scelta di La 7? Possibile che a Michele Liguori, il vigile eroe di Acerra, si dia solo lo spazio di un servizio e che si inviti invece Carmine Schiavone a raccontare “la sua verità”?
Perché, quando parla, Schiavone è un fiume in piena, in grado di sciorinare nomi, date e luoghi a ripetizione, perché lui c’era, e non si può dimenticare che non è solo un testimone, ma a quei crimini ha partecipato attivamente.

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