Le lunghe contestazioni per i funerali di Erich Priebke

11 Ottobre: viene data la notizia della morte di Erich Priebke, SS condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, avvenuta a Roma nel 1944 come rappresaglia per l’attentato di Via Rasella. Inizia con la notizia della sua morte un lungo calvario che non ha ancora trovato un finale.

Nella scorsa nottata e durante tutta la giornata di ieri la città di Albano Laziale, nella quale vi è una comunità lefebvriana che aveva accettato di svolgere i funerali del nazista, è stata coinvolta in pesanti scontri tra schieramenti opposti, da una parte i neonazisti e dall’altra persone che contestavano lo svolgimento di un funerale a un uomo che non si è mai pentito di quanto da lui commesso. Non è stato però così per gli altri nazisti condannati per crimini di guerra in Italia che hanno ottenuto trattamenti ben diversi per quanto riguarda la loro sepoltura e non solo.

Dopo una storica fuga dall’ospedale militare, Herbert Kappler, ufficiale delle SS e protagonista dei crimini avvenuti durante l’occupazione tedesca a Roma, venne sepolto in Germania presso il cimitero del piccolo paese dove risedette negli ultimi mesi della sua vita alla presenza di un gruppo di amici e di nostalgici. Kappler fu protagonista del rastrellamento del Ghetto di Roma, vennero presi 1259 ebrei di cui fecero ritorno da Auschwitz solamente 16, ma anche di quello del Quadraro, costato la vita a circa 500 italiani.

Albert Kesselring, comandante delle truppe tedesche in Italia dal 1943 al 1944, fu principale responsabile di quanto avvenuto durante questo periodo. Condannato a morte da un tribunale britannico nel 1947 per quanto commesso in Italia, venne liberato nel 1952. Collaborò con il Cancelliere Adenauer e diventò il presidente della associazione dei reduci di guerra tedeschi. Nonostante dichiarò che non aveva nulla da rimproverarsi e nonostante le proteste scaturite dalla sua richiesta che venisse dedicato a lui in Italia un monumento per il suo operato, il feldmaresciallo, titolo che Hitler gli aveva concesso, morì serenamente nel 1960 in Germania. Fu lo stesso Churchill a spingere verso la commutazione della pena di morte in ergastolo, che nei fatti si trasformo in una condanna a cinque anni di reclusione, affermando che «non vi è nessuna utilità nell’uccidere i leader di un nemico sconfitto».

Walter Reder, conosciuto anche con il soprannome del «Boia di Marzabotto», fu l’autore di uno dei principali rastrellamenti avvenuti nell’Italia settentrionale durante il finire della seconda guerra mondiale. Condannato all’ergastolo dal Tribunale di Bologna, venne scarcerato nel 1985 e poté ritornare in Austria su un aereo messo a disposizione dal governo italiano. Nonostante nel 1964 avesse chiesto il perdono agli abitanti di Marzabotto, nel 1986 venne diffuso un comunicato dal titolo «Non ho bisogno di giustificarmi di niente». È morto nel 1991 e la sua tomba si trova a Gmunden.

Karl Hass, maggiore delle SS durante la seconda guerra mondiale e complice di Priebke, poté tranquillamente vivere in Italia, in una villetta ad Albiate (Milano), fino al 1996 quando scappò poche ore prima del suo arresto in Svizzera. Ritornato in Italia per testimoniare al processo che vedeva coinvolto il suo ex compagno d’armi, si lanciò da una finestra di un hotel poche ore prima del suo intervento in tribunale. Processato quindi per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, fu condannato all’ergastolo. Morì serenamente in una casa di riposo nel Lazio.

Restano solo le considerazioni da fare. Una tra le tristi pagine del novecento presenta a tutt’oggi lati a noi oscuri. Kappler, comandante di Priebke, ricevette durante la sua incarcerazione la pensione da Bonn mentre altri sono restati impuniti per quanto commesso. Come detto in una puntata de «La storia siamo noi» i responsabili degli eccidi avvenuti in Italia corrispondono a 695 persone.

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