L’ennesima sfida di Alex Zanardi, l’uomo che battè il destino

È possibile che in poco più di vent’anni una persona possa correre 5 mondiali di Formula 1, diverse corse di Gran Turismo, subire un incidente quasi mortale che è costato l’amputazione di entrambe le gambe, ripartire come se nulla fosse, ricominciare a correre in auto, diventare un asso dell’handbike, vincere 3 medaglie alle olimpiadi, condurre programmi di successo in televisione per poi, non pago, ritornare alle corse automobilistiche, primo vero amore? Probabilmente no, forse una persona normale potrebbe vivere un decimo di tutte queste esperienze nell’arco di un’intera esistenza. Una persona normale appunto. Ma esiste anche qualcuno che tutto questo lo ha vissuto, nella maniera più competitiva possibile, con una forza ed una voglia di vivere che non ha eguali. Questo qualcuno ha un nome ed un cognome: Alex Zanardi.

Una storia, quella del bolognese, che è un inno alla vita, l’esempio lampante che si può essere superuomini pur essendo persone normalissime, che una volontà ferma e decisa riesce a superare di slancio ogni ostacolo, ponendoci di fronte obiettivi sempre nuovi e sempre più ambiziosi. Eppure tutto sembrò spegnersi per lui nel 2001 al Lausitzring quando, in uscita dall’ultima sosta ai box, perse il controllo della sua vettura venendo colpito in pieno da Alex Tagliani, che sopraggiungeva proprio in quel momento. Attimi drammatici, con le gambe quasi amputate di netto all’altezza delle ginocchia, il sangue che usciva copioso. Tutto sembrò spegnersi, anche un eterno ottimista come Zanardi stavolta avrebbe dovuto arrendersi, gli fu somministrata perfino l’estrema unzione. Ma dopo 3 giorni di coma il bolognese si è svegliato e, neppure il tempo di realizzare cosa era accaduto, che già stava pensando a quando avrebbe potuto tornare a correre.

Viene in mente Rocky Balboa quando, sfiancato dai pugni devastanti di Ivan Drago, lo invita a picchiare più forte: la vita ha picchiato forte, ma la volontà di Alex ha vinto. Il segno della sua rinascita si ebbe pochi mesi dopo, alla premiazione dei Caschi d’Oro della rivista Autosprint quando, per salutare la folla, si alzò in piedi dalla sedia a rotelle. Fisicamente era il suo corpo a sollevarsi da quel simbolo di costrizione, in realtà ad alzarsi in piedi era la speranza, quella che con il suo gesto il bolognese stava offrendo a tutte le persone che non reagiscono alle sfide della vita, lasciandosi abbattere, abbandonandosi. Gli anni successivi è accaduto l’inevitabile, con Alex che vince tutte le sfide alle quali prende parte: ritorna a correre con le auto, diventa campione italiano e paralimpico di hand bike, andandosi a prendere anche la maratona più prestigiosa del mondo, quella di New York, diventa persino presentatore del programma cult della Rai “Sfide” (quando si dice il caso, vero?).

Ora l’ennesima sfida, il ritorno alle gare: la BMW gli ha offerto il volante di una Z4 GT3 per affrontare non una gara, ma un’intera stagione nella Blancpain GT Series. E non ci stupiremmo di vederlo sul podio a partire sin dalla prima gara. Già perché, per chi non lo avesse capito, a Zanardi non piace affrontare le sfide, lui le vuole vincere tutte. E per chi ha stravinto la sfida della vita, nulla sarà mai precluso.

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