Nella Giunta al Senato si decidono le sorti del governo

Alla fine è stato deciso il rinvio, le questioni pregiudiziali sollevate dal Pdl in Giunta saranno trasformate in questioni preliminari dilatando i tempi per la votazione della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Dopo la condanna per frode fiscale confermata in Cassazione infatti, il leader del Pdl potrebbe decadere dalla carica di senatore sulla base della applicazione retroattiva della legge Severino, su cui è chiamata a pronunciarsi la Giunta per le elezioni del Senato. Dubbi sulla costituzionalità di tale applicazione sono nutriti da alcuni giuristi, tra i quali l’ex presidente della Camera ed esponente Pd Luciano Violante. Ed è proprio su quei dubbi che punta il Pdl per rallentare l’iter in Giunta.
Martedì il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta era stato chiaro: “se il Pd vota contro le pregiudiziali fa decadere il governo Letta, molto semplicemente”. “E’ già pronta una maggioranza Pd-Sel-fuoriusciti del M5s” aveva aggiunto Brunetta, auspicando lo strappo e il ritorno alle urne. La replica arriva poche ore dopo dal segretario del Partito democratico Guglielmo Epifani, escludendo qualsiasi negoziato: “la legge è uguale per tutti, altrimenti è la giungla”. Di diverso avviso invece Gianni Letta: “vi è ancora uno spiraglio per la mediazione”. Così è stato.
Gli esponenti del Popolo delle Libertà – divisi tra chi ritiene prioritaria la sopravvivenza dell’esecutivo e chi non teme l’apertura di una crisi di governo – su un punto convergono: votare la decadenza di Berlusconi senza un approfondimento giuridico significherebbe trasformare la Giunta per le elezioni del Senato in un tribunale politico, il che segnerebbe la fine della partecipazione del Pdl all’alleanza con Pd e Scelta civica che tiene in vita il governo di Enrico Letta. Per il Pd – che si prepara ad affrontare il congresso di partito dove l’establishment democratico dovrà confrontarsi coi renziani e con quella parte del Pd che non ha mai digerito l’alleanza di governo con il Pdl – in gioco c’è lo Stato di diritto e forse anche la riproposizione di quell’alleanza “per il cambiamento” con i parlamentari grillini, in qualche modo già vista all’opera dopo le scorse elezioni nella designazione dei presidenti di Camera e Senato e tramontata con il veto posto da Beppe Grillo e la rielezione al Quirinale di Giorgio Napolitano.
In Giunta al Senato il Pdl teme proprio il venir meno di quella stessa maggioranza che sostiene governo e l’incubazione di una maggioranza Pd-Sel-5 stelle, favorevole alla decadenza del Cavaliere. Altri i termini della questione secondo Epifani, per il quale le vicende giudiziarie di Berlusconi sono un problema interno del Pdl che non può essere risolto dal Pd. Non si è fatto attendere di fronte all’ipotesi di una crisi di governo l’appello all’unità e alla responsabilità del Presidente della Repubblica, promotore di quel “nuovo compromesso storico” che ha gettato le basi dell’esecutivo Letta: “se noi non consolidiamo i pilastri della nostra convivenza nazionale” – ha detto Napolitano – “tutto è a rischio”.
Sulla stessa linea del Quirinale sono sia il premier Letta –il quale non sembrerebbe disposto a governare con una maggioranza diversa da quella attuale – sia Gianni Letta e il ministro per le riforme e “saggio” chiamato da Napolitano Gaetano Quagliariello. “Falchi” irriducibili in quota Pdl sono Brunetta, Santanché e Michaela Biancofiore la quale lancia un avvertimento ai suoi colleghi di partito: “chi tradisce Berlusconi finisce come Fini”.
Intanto le condizioni dell’Italia continuano a preoccupare gli europei. Lo spread, il differenziale tra i nostri titoli di Stato e i Bund tedeschi, ha sorpassato quello spagnolo arrivando a toccare i 250 punti.

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