Odi et…Odi. Espressioni infelici della genetica maschile (secondo le donne)

Dall’esplosione del Big Bang ad oggi, tutto è mutato tranne loro: le manifestazioni più imbarazzanti dell’altro sesso. Luoghi comuni posti ad oggetto dell’ostile dualismo tra uomini e donne, i comportamenti, inconsapevoli e non, degli uomini, sono sempre stati motivo di scherno, così come di disperazione, per l’universo femminile.

In effetti, diciamolo, da cacciatrici, a schiave, a dee protettrici del focolare, a rivoluzionarie, in questa esperienza plurimillenaria, le donne se ne sono inventate di cotte e di crude per “femminilizzare” al massimo il proprio ruolo.

Tra questi il peggiore è senza dubbio l’ostinata giustificazione, da parte di mamme e compagne, dei misfatti seminati per il mondo dal “sesso forte”, addotta persino dalla scienza quando sottolinea le differenze fisiche tra uomo e donna.

Ma restano innegabili gli infelici comportamenti maschili quando esprimono superficialità, arroganza o aggressività eccessiva. La scarsa comunicazione maschile è tra le copiose cause di queste situazioni, che portano dritte verso il conflitto familiare, lavorativo o di coppia.

Conflitti causati da atteggiamenti divenuti dei veri e propri standard all’interno delle relazioni ed alla cui comparsa potranno manifestarsi reazioni in sole quattro modalità “standard”: rabbia, disperazione, rassegnazione ed ultima e forse più praticata, la corsa sotto le gambe di mamme e fantomatiche amiche del cuore, che sembrano essere le uniche donne capaci di capirli. O meglio, giustificandoli come “tipo d’uomo”, carattere o “ancora un po’ bambino” a seconda dei casi, li lasciano alla capacità di sopportazione del mondo, che trova così, puntuale, di fronte alla dura verità: la genetica dei comportamenti maschili sono più di natura sociale ed educativa che biologica.

Premettendo l’estrema opera di sintesi, proviamo a fornire una consolazione “en faveur des femmes”. Tra le figure più attaccate c’è quella dei “critici d’arte”: morosi che, novelli Argan in preda ad una totale assenza di buon senso ed eleganza, si concentrano sulle sinuose curve delle belle dame che rientrano, innocenti, nel loro campo visivo.
In seconda posizione ci sono i “confusi”: il disordine regna sovrano dentro e fuori questi esemplari, afflitti da perdite di memoria a breve termine, molto spesso conscie, e per cui frasi del tipo “Non ricordo dove ho messo le chiavi” o “Amore questo non me l’avevi detto..” risultano tra le impostazioni predefinite.

Come non citare inoltre i “gemelli Siamesi”: lui ed il suo Ego camminano inscindibili con la propria consorte, bramando potere in quello che è il manage a trois più antico del mondo. Le speranze di evoluzione in un esemplare maturo e adatto alla vita con gli altri, per questa categoria, sono davvero esigue e dunque non resterà che aggiungere un posto a tavola.

Molto nota è poi la categoria degli “ermetici”: un’inefficienza polmonare o una disfunzione del linguaggio devono portare questa tipologia d’uomo a pronunciare meno parole di un telegrafo morse.
Ancora, segnalati in abbondanza, vi sono gli “orsi”: nel migliore dei casi peccheranno di classe nel modo di fare o di parlare, nel peggiore, invece, avranno una coltura di drosophile nella barba e daranno da mangiare e da bere ai propri indumenti.
Abbastanza diffusa è poi la categoria degli “operati senza anestesia”: una semplice febbre o un raffreddore si trasforma in un’appendicectomia senza anestetico. Il melodramma caratterizza le scenette che propinano: unica soluzione per il soccorso è svestirsi dei panni da crocerossina e vestire quelli dell’amazzone.

Ultima, ma non meno criticata categoria, quella degli “esaminatori di guida”: credersi il sesso forte porta con sé dei pregiudizi e la specie descritta metabolizza “la paura del passeggero” mettendo sotto pressione la conducente. L’atmosfera che si creerà sarà proprio quella di un esame di guida.

Inutile dire, ovviamente, che alcune o tutte le categorie possono coesistere in un unico soggetto che, chissà invece cosa odia della genetica femminile…

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