Paolo Sorrentino ce l’ha fatta a riportare il cinema italiano laddove dai tempi di Benigni e della sua “La vita è bella” non succedeva; ha trionfato agli Oscar con “La Grande Bellezza” e in un siparietto molto divertente con la sua solita schiettezza ha dedicato sul palco la vittoria come di rito ai familiari e a chi ha collaborato al progetto, ma ha inserito ringraziamenti per così dire speciali con il suo tocco di originalità citando Fellini, i Talking Heads, Scorsese e Maradona.

Sala stampa e giornalisti curiosi di chiedergli il perchè di questa particolare dedica e quali fossero le emozioni a caldo vissute dopo l'”impresa” di essere riuscito a conquistare anche la platea hollywoodiana con dichiarazioni di apprezzamento da parte di big del calibro di Roman Polansky e Cate Blanchett.

Ha ammesso di aver sentito parecchia tensione su di sè, una responsabilità che lo coinvolgeva non tanto per il film in se stesso, quanto per l’intero cinema italiano e le aspettative che c’erano dietro alla sua vittoria, importanti anche per far ripartire una “macchina” da troppi anni mal ridotta.

Il regista napoletano, da sempre molto attento alle dichiarazioni che rilascia, ha definito i quattro personaggi che ha citato nel ringraziamento sul palco come “fonti di ispirazione per il suo lavoro“. Fellini, forse il regista che più ha rappresentato il cinema italiano all’estero, è stato sicuramente un faro per la sceneggiatura e la regia de “La Grande Bellezza” e il suo stile è riconoscibilissimo nella pellicola, quasi a voler rappresentare un omaggio, un’unione tra le sue pellicole, “La dolce vita” in primis, e quella di Sorrentino.

La dedica ai Talking Heads per chi segue Sorrentino da un pò di tempo non è una sorpresa: il regista è infatti un loro grandissimo fan, e David Byrne, voce storica del gruppo, un suo grande grande amico, tanto da aver voluto inserirlo nella sua fino ad ora unica produzione internazionale, “This must be the place“, il cui titolo stesso deriva da una delle canzoni della band.

Ha colto l’occasione di omaggiare un suo mito, Martin Scorsese, che più volte Sorrentino in interviste precedenti aveva già citato come uno dei suoi registi preferiti, presente tra l’altro in sala per la candidatura della sua ultima fatica, “The wolf of Wall Street”. Pur essendo abbastanza distanti nello stile, i due hanno molto in comune nella capacità di raccontare realisticamente, talvolta con eccessi e grottesco, ciò che li circonda con uno sguardo disincantato e mai banale.

Infine la curiosità più grande dei giornalisti è stata sulla dedica a Diego Armando Maradona. Molto schiettamente Sorrentino ha dichiarato di aver voluto, in uno dei momenti più importanti della sua carriera, citare quello che è stato un mito calcistico per lui da giovane napoletano. Anche in questo è stato originale, e il cinema italiano torna a volare grazie anche al suo modo di fare fuori dagli schemi.