Questione di…soldi: Il calcio, meta dei più ricchi del mondo

Si sa, il calcio è, forse, lo sport più controverso che ci sia. Ogni anno, si vedono spuntare sceicchi, magnati, asiatici di dubbia provenienza, che sborsano milioni pur di acquistare e creare la squadra più forte al mondo. Se tutto questo sia giusto o sbagliato dalle norme UEFA, sinceramente non si è ancora capito. Con il famoso “fair play finanziario” gli obiettivi a cui Platini e la Uefa puntano sono di “migliorare le capacità economiche e finanziarie dei club, incrementando la trasparenza e la credibilità”, o ancora di “introdurre più razionalità e disciplina nella gestione finanziaria dei club”. Beh, forse abbiamo solo sbagliato a tradurre le regole, o forse semplicemente per loro vale il detto “le regole sono fatte per essere infrante”; perchè sinceramente non si capisce più quale sia il significato di credibilità, o ancora di razionalità.

Sono tante le storie che vedono russi e arabi entrare nel calcio; forse per fama, notorietà, passione, fatto sta che iniziando con Al Thani, uno sceicco radicato in ogni dove, dato che possiede anche il 17 per cento di azioni privilegiate della Volkswagen, al PSG si è distinto per aver speso ad oggi in soli due anni più di 250 milioni di euro, riuscendo a vincere una Ligue1. Tamim Al Thani, dopotutto, ha provato a replicare in grande ciò che in piccolo era stato fatto da un altro esponente della famiglia Al Thani, il cugino Muhamed, che nel 2010 aveva acquistato in Spagna, il Malaga, dove, però tutto è andato storto: stop improvviso alla costruzione del nuovo stadio e di un mega hotel nella vicina Marbella e stipendi bloccati. Solamente con il permesso della famiglia Al-Thani avrebbe potuto ripianare tutti i debiti che aveva accumulato. Ma poi, invece, abbandonò misterisamente il club, salvato poi unicamente grazie alla legge spagnola per cui ha ottenuto di spalmarli fino al 2020. Qual’è stato il risultato? Proprio quando Al Thani ha abbandonato la ‘baracca’, il Malaga ha disputato la sua più bella stagione, arrivando agli ottavi di Champions League.

Da uno sceicco all’altro, si passa velocemente dalla Liga alla Ligue1 fino alla Premier League del Manchester city di Mansour Zayed al-Nahyan, lo sceicco di Abu Dhabi, l’uomo da 1.000 miliardi di dollari. Un proprietario che ha tanto, tantissimo, compreso il 5 per cento della Ferrari. Con l’acquisto del City le spese folli che ne hanno costellato il tentativo di scalata al calcio internazionale non si sono fatte attendere. Risultato? Vittoria solo in patria, e a stento.

Questa è la storia proprio di chi, avendo soldi dentro un pozzo senza fondo, pensa di ottenere tutto con il proprio portafoglio. Dall’altro lato del fiume troviamo storie opposte, fatte di programmazione, spese oculate e valorizzazione di calciatori prima sconosciuti, come quelle che riguardano Napoli e Borussia Dortmund. Era il lontano 10 settembre 2004 quando il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis diventò il presidente di una società che i dirigenti precedenti avevano portato alla rovina. In 9 anni, è riuscito a portare una squadra, letteralmente in frantumi all’epoca, nei palcoscenici più importanti e suggestivi d’Europa. Ricetta? Progetto ambizioso, dirigenza competitiva, tifoseria impeccabile, ma soprattutto investimenti mirati. Adesso è una delle società più sane. Storia diversa, ma sempre efficace, quella del Borussia. Osservatori in tutto il mondo, talenti presi ancora in pubertà, ed investimento solo nel settore giovanile. Risultati? Campioni di primo livello cresciuti nella “cantera”, nessun euro speso, tanti quelli incassati dalle loro cessioni. Ogni anno sforna baby-campioni che fanno la differenza anche in Europa. Anche in questo caso, società sana.

Ma, come il nero si contrappone al bianco, oltre alle società ricche e a quelle virtuose, esistono anche quelle con il portafoglio letteralmente vuoto . Sono sempre di più le società che purtroppo a causa di incassi mai ricevuti, soci inadempienti, o incomprensioni con enti pubblici, si trovano a dover salutare il calcio professionistico per ripartire dalle serie amatoriali, o addirittura sparire del tutto. Questa è la storia di molte squadre di Lega Pro e minori, le quali non sono previste entrate dai diritti televisivi o importanti sponsor. Per questo si vedono sempre imprenditori e a volte anche tifosi, a lottare per trovare fondi, che quei famosi sceicchi non sembrano dar valore. Quando, però, si vedono sparire ogni anno fior fiore di società che, oltretutto, hanno scritto belle e intense pagine di questo gioco, viene un po’ l’amaro in bocca. Come successe con il Piacenza, fallito nel 2012, ma grazie ai tifosi iscrittosi lo stesso anno in serie D; o ancora le tante altre squadre che hanno militato in serie A, come il Triestina, Taranto, SPAL, Lucchese, Messina, ogni anno con problematiche di qualsiasi tipo per l’iscrizione nel proprio campionato.

E’ bella, paradossalmente, la storia di una città, Gela, che, però, ha sempre vissuto il calcio lontano dalla massima serie. Nel 2011 il “Gela calcio”, l’unica squadra di calcio in città, che militava nella vecchia serie C1 fallisce, ripartendo dalla terza categoria. E’ uno dei momenti più brutti che la città vive. Cerca però di rialzarsi; la curva di quella storica squadra canta nei campionati successivi più forte di prima e la dirigenza dà anche la possibilità ai tanti bravi giovani giocatori locali di indossare quella maglia che fino a qualche anno prima inneggiavano. Parallelamente nasce nella stessa categoria il “Macchitella”, da un movimento giovanile voglioso del bel calcio pulito e con un bel progetto negli anni a venire. E’ vero, sicuramente il calcio professionistico manca, ma la città si gode i suoi giovani.

Questi sono i racconti che ho voluto scrivere, partendo dalle storie più conosciute fino ad una d’amore, che nonostante tutto non vuole cancellare i suoi colori e la sua storia. Per non disperdere tanto capitale affettivo e storico ci vorrebbero delle riforme più drastiche, o forse semplicemente investire di più nelle serie minori. Oppure, basta fare come “Tal Zhicai Song”, un cinese che nel 2003 acquista la Palmense, militante in C2. Acquista i migliori giocatori della serie, un allenatore di tutto il rispetto. Durante il campionato promette centri commerciali, stadio nuovo e serie B in due anni. Ma al pagamento di tutti i debiti che fa? Scappa senza dare più sue notizie. Beh, da un cinese sul quale pendeva una condanna a morte per bancarotta fraudolenta nel suo paese, cosa si poteva aspettare?

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