Rivoluzione italiana, tutti la vorrebbero ma nessuno la fa

Cresce l’indignazione, sale la rabbia, divampa il malcontento. Gli italiani sono sempre più poveri, disoccupati, ma soprattutto stanchi. Tutti presupposti per una legittima rivoluzione, che in Italia non sembra nascere, ma che non sembra essere stata neanche concepita.

Ma perché? Quali sono i motivi che tengono gli italiani incollati alle loro vecchie poltrone? Perché non riusciamo a scendere in piazza come tanti altri paesi stanno facendo? O meglio, perché le tante proteste che spesso scoppiano non arrivano mai ad una conclusione?

Le cause sono varie. Da una parte bisogna considerare che, come spiega Umberto Galimberti in un suo discorso, mentre nel ’68, ad esempio, quando in Italia scoppiarono i moti rivoluzionari giovanili, gli interessi del popolo, degli operai, erano diversi dagli interessi dei potenti, ora entrambe le parti sono sullo stesso livello, dominati da un concetto tanto astratto quanto reale: il mercato. Quindi contro chi combattere, se l’antagonista comune è, come dice il filosofo, “un nessuno”?

Dall’altra parte abbiamo la manipolazione dell’informazione. La nascita della televisione, se è vero che ha unificato l’Italia dal punto di vista linguistico e combattuto l’alto tasso di analfabetismo presente in quel periodo, ha anche dato il via ad un processo di manipolazione delle menti che oggi sta toccando i picchi massimi. L’informazione, infatti, sta diventando sempre meno libera, causa le numerose infiltrazioni politiche negli organi amministrativi di giornali e telegiornali. Tutto viene saggiamente veicolato. Le notizie vanno a ondate, a seconda del “trend” del mese. Abbiamo passato da poco il periodo del femminicidio. Ma dietro quel femminicidio urlato alle telecamere ci sono molte altre notizie che non vengono diffuse. Se tutta la popolazione si informasse su Internet, probabilmente verrebbe a conoscenza di fatti per i quali vale la pena alzarsi dal divano. Purtroppo, però, solo il 3% degli italiani utilizza la rete come principale portale di informazione, a fronte di un 87% che preferisce la comodità del telegiornale.

Tra gli altri fattori che impediscono lo scoppio di una rivoluzione italiana di massa è proprio questo, la pigrizia. La stessa pigrizia che spinge gli italiani a brandire il telecomando e farsi indottrinare anziché accendere il computer ed andare a caccia di notizie, tiene gli italiani bloccati sulle sedie, ad ostentare indignazione sui social network piuttosto che portarla in piazza.

Se ne uscirà mai? Probabilmente qualcuno si sveglierà quando si comincerà ad oltrepassare il fondo del baratro, quando la cinghia sarà troppo stretta e i ferri troppo corti.

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