Rod Stewart racconta se stesso

Per la prima volta Rod Stewart parla di sé e lo fa in un’autobiografia appena pubblicata da Mondadori. E così esordisce, spiazzando il lettore: “Senza ombra di dubbio sono stato un errore. Una palese svista del reparto pianificazione familiare“. E continua, sempre con la stessa leggerezza e la stessa ironia che lo contraddistinguono: “Per buona parte del viaggio è stato un volo dotato di tutte le comodità. Una volta ogni tanto, però, l’aereo si è imbattuto in un’oca. Ma me la sono sempre cavata e sono qui a raccontarla“.

Rod Stewart, figlio di un idraulico scozzese, ultimo di quattro figli, nasce nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, in una Londra assediata dalle bombe. L’amore per la musica lo travolge sin da piccolissimo. Racconta, ad esempio, di quella volta in cui chiese al fratello dieci sterline con l’unico scopo di comprare una chitarra acustica, una Zenith. Ma, date le ristrettezze economiche, si dovette accontentare di una armonica a bocca.

È il 1962, quando Rod ad appena diciassette anni decide di farsi crescere i capelli, considerato per l’epoca un vero e proprio atto di ribellione. È questo anche il periodo in cui smette di lavarsi perché, a suo dire, “la puzza era una parte importante dell’essere un beatnik, non eri un vero beatnik se non lasciavi la scia“. Ma questa strana ribellione durerà poco, difatti presto diviene un “mod“, cioè “dall’essere l’uomo più puzzolente mai comparso nel mondo civilizzato a quello che era quasi impossibile tirare fuori dal bagno. Fu lì che iniziò la storia dei capelli“.

Proprio sui capelli, suo tratto distintivo, Rod dedica un intero spassoso capitolo. Racconta di come è nato lo stile “bouffant“, in pratica per far restare i capelli gonfi e dritti usava mescolare un cucchiaio di zucchero con un po’ d’acqua e li asciugava con il phon. Un look che lo accompagnerà per ben 45 anni, trovando, sempre ironicamente, una similitudine con la Regina Elisabetta “abbiamo portato più o meno la stessa acconciatura per gli ultimi 45 anni“.

Scopriamo in questa autobiografia un Rod Stewart sincero in tutto e per tutto. Racconta della sua prima paternità avvenuta negli anni ’60, una figlia che fu subito data in adozione. Esilaranti sono le sue avventure con i Faces, il suo primo gruppo, un po’ scarsi, musicalmente parlando, ma con un look appariscente tanto da colpire il pubblico. La loro fama non era dovuta tanto ai loro successi quanto alla loro condotta di vita. Difatti avevano la fama di distruggere tutte le camere d’albergo, tanto da farli entrare in una sorta di lista nera.

Senza alcun pudore racconta dell’uso di cocainaper evitare di distruggere il setto nasale la mettevano nelle pillole antiraffreddore e le prendevano per via anale“, del suo incontrollabile amore per il collezionismo d’arte, della sua amicizia con Elton John, del suo trasferimento a Los Angeles, dei suoi tanti amori, matrimoni e divorzi, a tal proposito ammette “non mi sono mai separato da una donna nel modo giusto, sono sempre stato un vigliacco“. Fino al cancro alle corde vocali che lo colpì nel 2001, tanto da farlo rischiare di perdere la voce. Alla fine di tutto, sempre candidamente ammette: “Nella mia lunga carriera ne ho fatte di stronzate“.

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