Rosy Bindi eletta presidente della Commissione antimafia, Pdl pronto a disertare

Avevano fatto discutere, nei giorni scorsi, i ritardi circa il raggiungimento di una nomina per la presidenza della Commissione parlamentare antimafia. Sulla questione era intervenuto anche Roberto Saviano, “temporeggiare, in un momento in cui i capitali criminali sono egemoni, è irresponsabile e complice” aveva ammonito lo scrittore campano, strizzando l’occhio alla giovane deputata del Pd Pina Picierno, vicina all’associazionismo antimafia. Alla fine, alla quarta votazione di ieri, è uscita vincitrice l’ex presidente Pd Rosy Bindi, eletta presidente dell’Antimafia con venticinque voti, mentre otto sono andati al candidato dei Cinque Stelle Luigi Gaetti, eletto vice presidente insieme con Claudio Fava di Sel.

Una nomina che il Partito democratico incassa non senza tensioni, dall’esterno e dall’interno. Per il Popolo della libertà, che peraltro non ha preso parte alle votazioni, si è trattato di uno strappo inaccettabile del Pd contro l’ipotesi di una nomina condivisa. Quindi ancora una volta la minaccia dell’Aventino.

“Il Pdl non parteciperà ai lavori della Commissione per l’intera legislatura, denunciando con questo atto l’irresponsabilità del Pd ed affermando la necessità di avere alla presidenza di una Commissione così importante una personalità condivisa dall’insieme delle forze politiche” hanno fatto sapere i capigruppo del partito. Anche secondo Fabrizio Cicchitto la Bindi “dovrebbe rimettere il suo mandato” altrimenti potrebbe trovarsi “a dirigere una commissione così delicata priva di rappresentanza generale”.

Dal canto suo, l’interessata non sembra intenzionata a desistere. “Il mio primo impegno sarà quello di cercare di superare questa fase di concreta difficoltà con il Pdl perché tutti dobbiamo unirci nella lotta alla mafia” ha dichiarato, smentendo anche l’esistenza di un patto tra Pd e Pdl per una nomina condivisa che i democratici avrebbero violato: “se ci sono stati patti, io non ne ero a conoscenza” ha tagliato corto la Bindi con i giornalisti del Transatlantico.

Ma anche all’interno del Pd qualcuno storce il naso, soprattutto in vista del congresso di partito. La nomina della Bindi non può piacere certo ai sostenitori di Matteo Renzi, ancora adesso fortemente osteggiato dalla stessa. Ad auspicare un ripensamento è Davide Faraone, vicino al sindaco di Firenze, per il quale con la nomina di ieri “è stata persa una occasione” . I renziani, secondo le indiscrezioni, avrebbero preferito piuttosto una convergenza generazionale su Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Nino Scopelliti assassinato dalle cosche nell’agosto del ’91.

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