Sherlock Holmes ha perso il copyright

Con una sentenza del giudice della corte federale del Nord Illinois, il personaggio del grande investigatore Sherlock Holmes è divenuto negli Usa di ‘proprietà pubblica’ e ha aperto la porta alla nuova generazione di storie originali su di lui e sul suo fido collaboratore Watson.

Dopo oltre 125 anni dalla sua prima apparizione gli scrittori che intendano ‘scritturarlo’ possono farlo senza versare diritti d’autore agli eredi del suo creatore, lo scrittore britannico Arthur Conan Doyle.

A far ricorso ai giudici è stato Leslie S. Klinger, specialista di Sherlock Holmes che ha promosso la causa contro gli eredi di Doyle: pretendevano i diritti d’autore per la raccolta In the Company of Sherlock Holmes, curata da Klinger con Laurie R. King.
La sentenza è stata emessa dopo 10 mesi di udienze in seguito alla richiesta del noto specialista dell’investigatore, per il quale i parenti dello scrittore scozzese non erano più legittimati a farsi pagare i diritti.

La lieta novella è stata diffusa del New York Times due giorni fa e rende tutti contenti. Tutti tranne la Conan Doyle Estate Ltd, che si vede sfilare da sotto il naso un bel malloppo di dollari. Il «mistero dei diritti scomparsi», come potrebbe intitolarsi la vicenda se fossimo ancora nell’Inghilterra vittoriana, si aprì nel febbraio scorso, quando Leslie S. Klinger, avvocato, editore e soprattutto cultore della materia holmesiana, intentò causa agli eredi di sir Arthur. Questi, infatti, avevano ostacolato la pubblicazione presso Pegasus Book di In the Company of Sherlock Holmes, una raccolta di storie ispirate al mitico SH firmate da vari autori e curata dallo stesso Klinger e da Laurie R. King, la giallista «madre» dell’investigatrice Mary Russell (coadiuvata, nelle sue indagini, nientemeno che da Sherlock Holmes): una «diffida» fatta pervenire a Pegasus Book sosteneva che, se l’editore non avesse messo mano al portafogli, quella collezione avrebbero potuto commercializzarla soltanto Amazon, Barnes&Noble e simili.

Ma ora il giudice Castillo ha cancellato quella rivendicazione, considerandola un «argomento legale romanzesco» e dicendo che personaggi, ambientazioni e trame non sono da ritenersi conclusivi, nella produzione dell’autore, fino a quando l’autore stesso non pubblicò l’ultima opera holmesiana, nel 1927. Negli Stati Uniti, la Conan Doyle Estate dovrà dunque accontentarsi del copyright sulla «finestra» fra il ’23 e il ’27.

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