Si spegne a 88 anni Nilton Santos, “l’enciclopedia del calcio”

Brasile in lutto per la morte di Nilton Santos (nella foto al centro di Pelè e Djalma), il più grande terzino sinistro della storia del calcio secondo la Fifa, un giocatore che conquistò con la maglia verdeoro i primi due titoli mondiali col leggendario Brasile di Didi, Vavà e Pelé, nel 1958 e nel 1962. L’ex stella aveva 88 anni e da sabato scorso era ricoverata per insufficienza cardiaca. Da cinque anni, inoltre, soffriva di Alzheimer. Un paradosso per uno dei calciatori cui veniva attribuita una intelligenza tattica tale da valergli il soprannome di Enciclopédia do Futebol, l’enciclopedia del calcio.

La Fifa, come detto, lo aveva definito nel 2000 il miglior terzino sinistro della storia del calcio e Pelé lo aveva inserito tra i 100 migliori giocatori di tutti i tempi. Assieme a Djalma Santos, scomparso nel luglio scorso, formava la coppia di terzini più forte mai vista sui campi da calcio.

Nazionale già nel 1949, quando vinse la Coppa America, venne escluso dall’11 titolare nel mondiale del 1950, quello della “vergogna nazionale”, perso in casa dalla Selecao contro l’Uruguay. Convocato anche per i mondiali del 1954, Nilton Santos diventa una delle leggende del calcio brasiliano e mondiale con la doppia vittoria della coppa Rimet nel 1958, in Svezia, e nel 1962, in Cile.

Magro, alto, da bambino raccontano che giocasse nudo per le strade del quartiere Ilha do Governador con i suoi amici, anch’essi molto forti. Ma il campione era lui. Una gloria. Una delle tante stelle intorno a Pelé. Primo di sette figli, era nato a mezzogiorno del 16 maggio ‘25, per 18 anni giocò con il Botafogo, dove all’esterno del vecchio stadio c’è un murales a lui dedicato.

Grande amico di Garrincha, lo chiamava fratello. Quando smise di giocare, Nilton aprì un negozio di articoli sportivi a Rio, lo chiuse subito, perché disse di non saper vendere niente a nessuno, e nemmeno comprare. Allora s’è dedicato ai bambini poveri del suo Brasile, gli ha insegnato cosa significa correre dietro un pallone, e che correre dietro un pallone in certi posti, certe volte, ti salva la vita.

Scrive un libro dopo l’addio al calcio, nel 1964, a 39 anni compiuti. Nel suo libro ricordava come spesso il suo modo di attaccare “faceva impazzire” gli allenatori e criticava quei giocatori che cambiano squadra ogni anno “e baciano la maglia quando segnano. Ogni anno una maglia diversa“.

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