Truffa alla nigeriana, la prevenzione è nella testa

La chiamano nigeriana perché proprio la Nigeria è stata spesso e volentieri, nel tempo, la base logistica di questa architettura frodistica. Quel che è certo è che si tratta di una delle truffe più diffuse a livello virtuale. Ne esistono di diversi tipi ma alla base c’è sempre un denominatore comune: il pagamento, promesso e mai perpetrato. Maghi dell’oratoria da una parte, creduloni dall’altra. E’ questo il binario preferito, o meglio necessario, di un sistema che, nonostante avvisi e precedenti, continua ad inanellare vittime (e relativi carnefici). Anche su Ebay.

L’ignaro venditore mette all’asta il proprio oggetto. Dall’altra parte dello schermo, talvolta del globo, un acquirente dichiara l’intenzione (spesso accompagnata da sentimento entuasiastico) di acquistare il prodotto. E’ da questa prima intesa che nasce il rapporto fiduciario. L’acquirente chiede di spedire l’oggetto acquistato in luoghi improbabili, il venditore accetta e richiede il denaro promesso. Sulla sua casella postale arriva una mail falsa, generalmente coniata, illegalmente, dai reali sistemi di transazione internazionale.

“E’ stato accreditato un pagamento sul vostro conto ma affinche’ sia “sbloccato” bisogna inviare il codice di tracciatura”, la tipica frase dell’inganno. Il pacco parte ed entra in possesso del delinquente di turno ma sul conto del creditore nessuna voce attiva sarà mai inoltrata. Finita qui? Non sempre. Perché potrebbe essere direttamente l’acquirente fittizio a contattare nuovamente la vittima per richiedere un rimborso. Motivazione: per errore una somma maggiore di quella richiesta per l’oggetto è partita e dunque per sbloccare la vicenda bisognerà prima ottemperare alla parte in eccesso. Solo l’ultimo inganno per un tipico raggiro da piattaforma Ebay.

La truffa alla nigeriana ha però radici lontane (il primo caso per email risale addirittura al 1994) e varianti decisamente profonde e differenziate: dal facoltoso in cerca di prestanome, all’avvocato patrimoniale “smanioso” di consegnare un’eredità inaspettata, passando per le tipiche notifiche di vincita alla lotteria e persino una variante facente capo al presunto tesoro di Gheddafi!

Un ventiduenne canadese ha ammesso pochi anni fa al Windsor Star di aver sperperato ben 90.000 euro tra inganni e successivi rimborsi. Quali i rimedi? La logica e il buon senso, verrebbe da dire, nel non accettare condizioni già dall’apparenza assurde. Ma se proprio non dovesse bastare ecco l’Artists Against 419, una comunità che raccoglie segnalazioni al fine di rimuovere gli oggetti incriminati.

C’è chi addirittura come la comunità 419eater, si organizza autonomamente per ingannare i truffatori fingendo di cadere nelle loro trappole. Capita così che, una camera d’albergo per il viaggio in Nigeria, sia pagata inutilmente questa volta dai truffatori. Il rovescio della medaglia, per certi versi meritato, in questo schema degli orrori.

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