Turchia, polizia riprende piazza Taksim

La notte scorsa verrà ricordata come quella più dura di questi giorni di protesta in Turchia.

La polizia ha ripreso Piazza Taksim a Istanbul dopo otto ore di pesanti scontri contro i manifestanti. Incidenti violenti anche ad Ankara con feriti e fermi. L’intera Turchia resta sospesa in una situazione d’emergenza, con un clima incandescente che sa molto di lotta civile.

Moltissimi agenti anti-sommossa, coperti da mezzi blindati e cannoni ad acqua, e facendo uso massiccio di gas lacrimogeni, hanno combattuto per ore nella notte contro le decine di migliaia di ragazzi tornati sulla piazza simbolo della rivolta che la polizia aveva riconquistato con la forza ieri all’alba, dopo una tregua di 10 giorni.
Il premier, che ha definito “vandali” e “terroristi” i dimostranti scesi in piazza in tutto il paese per chiedere le sue dimissioni, oggi dovrebbe vedere una delegazione legata alla protesta contro la distruzione del Gezi Park, il parco che ha scatenato l’ondata di malcontento popolare nel paese.

La situazione nel paese rimane in ogni caso incandescente. La Casa Bianca è intervenuta chiedendo il rispetto per i manifestanti e soprattutto la libertà per i cittadini turchi di esprimere dissenso attraverso manifestazioni pacifiche. Anche l’Europa ha fatto finalmente sentire la sua voce, attraverso una dichiarazione del Consiglio dell’Unione nel quale si definisce l’operato della polizia una “violenza inaccettabile”. Da giorni, invece, è in campo Amnesty International, l’associazione per la difesa dei Diritti Umani che segue passo dopo passo l’evolversi della crisi denunciando una violenza sproporzionata delle forze dell’ordine e soprattutto arresti immotivati che gettano la Turchia in uno stato di dittatura e non di democrazia.

Sulla vicenda è intervenuta anche Emma Bonino, Ministro degli Esteri italiano, la quale riferirà oggi in Parlamento sugli scontri in Turchia e sulla posizione dell’Italia a riguardo.

E nonostante le pressioni internazionali, il presidente Erdogan non arretra di un millimetro dalle sue posizioni; non usa nessuna diplomazia nelle dichiarazioni ufficiali scatenando ulteriore risentimento tra i suoi dissidenti. Secondo il premier, infatti, i manifestanti sono terroristi e vi sarà tolleranza 0 per tutti. Parole dure che provocano fortissime tensioni interne tra il partito al potere e l’opposizione che definisce Erdogan, un leader antidemocratico al pari di un dittatore. Intanto, ad essere colpita, oltre alla libertà d’espressione, è anche la stampa. Si è saputo, infatti, che il Consiglio Supremo della Radio e della Tv (Rtuk) turco, organismo di controllo nominato dal governo in carica, ha multato le piccole tv, colpevoli di aver mandato in onda immagini delle manifestazioni di protesta. Fra quelle colpite c’é Halk Tv, una piccola emittente privata vicina all’opposizione, la quale ha riscosso un enorme successo nelle ultime settimane per essere stata la sola a riportare la cronaca degli scontri di piazza.
All’accusa di voler mettere a tacere la stampa e dando una motivazione alle sanzioni, il Consiglio Supremo della Radio e della Tv ha così risposto: “hanno danneggiato lo sviluppo fisico, morale e mentale di bimbi e giovani“.

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