Unicredit, Ghizzoni rassicura su italiane dopo crescita Aabar

    Il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, ha annunciato due giorni fa di essere pronto a salire dalla quota attuale del 4,99% al 6,5% di Unicredit, ritenendo la banca italiana interessante, sin dal primo ingresso nel 2009, per la posizione di leadership sul mercato italiano ed europeo e confermando la fiducia nei vertici e nell’operazione di ricapitalizzazione.

    Un’ondata di ottimismo, che sembra essere l’unica, in una fase in cui, al contrario, i soci più grandi hanno nicchiato parecchio e non tutti hanno la voglia e la possibilità di partecipare pro-quota all’operazione, costretti così a diluire il proprio capitale, che alla fine della ricapitalizzazione da 7,5 miliardi, risulterà, cioè, di quota inferiore.

    Con il 6,5%, Aabar sarebbe il primo azionista della banca, mentre se si considera il fatto che i fondi sovrani libici detengono complessivamente il 7,5% del capitale, si arriva al risultato che Tripoli (banca centrale e fondo Lia) e Abu Dhabi possiedono circa il 14% di Unicredit e sono così di gran lunga i più influenti azionisti di Piazza Cordusio.

    Certo, bisogna anche rilevare come lo statuto prevede che all’assemblea dei soci, nessuno potrà esercitare il suo diritto per una percentuale maggiore del 5%, indipendentemente dal numero di azioni possedute. Questo significa che, ad esempio, gli sceicchi emirati saranno sotto-rappresentati, ma non per questo la loro voce varrà meno.

    Il problema riguarda le Fondazioni italiane, che complessivamente detengono oggi il 12,5%, ossia meno della somma delle quote di Libia ed Emirati Arabi e meno del doppio della sola quota di Abu Dhabi. E sempre che la quota rimanga questa, visto che diverse di loro dovrebbero scendere, sottoscrivendo parzialmente l’aumento di capitale, come CariVerona, Manodori, Banco di Sicilia.

    L’ad Federico Ghizzoni rassicura sul ruolo determinante che le banche italiane azioniste continueranno ad avere a Piazza Cordusio. Ma le cifre parlano chiaro e soprattutto non parlano italiano.

     

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