Usa sotto shock: il dramma degli 800 mila senza stipendio

I repubblicani che controllano la Camera hanno insistito nel voler legare qualunque nuovo budget all’affossamento della riforma sanitaria; i democratici che hanno la maggioranza al Senato hanno continuato a rifiutare quello che hanno definito un ricatto senza scrupoli. Così arriva la mezzanotte senza alcun accordo tra repubblicani e democratici.

La Camera ha ancora una volta approvato una proposta di budget che conteneva rinvii di un anno di capitoli cruciali della riforma sanitaria Affordable Care Act, l’obbligo individuale ad avere una polizza assicurativa. Il Senato, come già in precedenza, ha bocciato il “pacchetto”. Ha chiesto piuttosto che la Camera passi un finanziamento a interim di sei settimane del governo senza condizioni prima di avviare qualunque negoziato su un accordo di budget di più lungo periodo.

Le agenzie federali e ai ministeri hanno ricevuto le istruzioni per mantenere operative le attività essenziali con uno staff ridotto ai minimi. Molti uffici federali saranno in gran parte chiusi a partire da ieri mattina per la mancanza di fondi, almeno 800.000 lavoratori federali cominceranno a essere lasciati temporaneamente a casa, musei e parchi nazionali vedranno porte e cancelli sbarrate. Il costo della chiusura ha varie stime, quella che prevale e colpisce è di Brian Kessler, di Moody’s Analytics. Il modello tiene conto non solo del reddito mancato dei dipendenti pubblici, ma delle conseguenze a catena sull’economia dei mancati consumi delle possibili sospensioni dei pagamenti di debiti o dei mutui. L’impatto stima Kessler deve calcolato in dieci volte quello diretto dei mancati introiti. La sua stima in caso di tre o quattro settimane di chiusura è di 55 miliardi di dollari, una cifra enorme, pari all’impatto che si è avuto con il tragico uragano Sandy.

L’ultimo shutdown sperimentato dagli americani chiuse il governo dal 16 dicembre 1995 al 6 gennaio 1996: all’epoca lo scontro era tra il presidente democratico Bill Clinton e lo speaker della Camera, il repubblicano Newton Gingrich.
I mercati sono all’erta perché in questa situazione sembra impossibile trovare un accordo fra due settimane per innalzare il tetto sul debito, l’altra fatidica scadenza per l’economia americana. Dopo la chiusura del governo si aprirebbe la prospettiva del default, dell’impossibilità dell’America di pagare i sui debiti e il suo servizio sul debito.

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