Chi è stato esattamente, e soprattutto perchè? Nessuno conosce ancora le risposte a questi interrogativi, fatto sta che l’improvviso oscuramento del sito della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena ha scatenato un discreto polverone. Il portale, istituito nel 2001, era ormai un punto di passaggio a volte prezioso per il reperimento di notizie e normative aggiornate in tema di welfare e previdenza, tanto che all’attivo dichiarava ben 18 milioni di visite. Nella home page ora si legge ora soltanto una breve quanto gelida nota esplicativa, illustrante le perentorie direttive giunte dal Segretario generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che avrebbe agito per “…garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo…”

Parole altisonanti che non convincono e non bastano a giustificare un episodio ancora oscuro e persino inquietante, come denunciato da più parti. La segreteria Cgil di Modena parla di episodio “grave ed ingiustificato” e chiede al Ministero di ritornare sulla decisione: “Il sito è stato per diversi anni un importante ed autorevole punto di riferimento ed ha ospitato in diverse occasioni pareri di autorevolissimi esperti di materie giuslavoristiche” mentre anche la Cisl interviene per bocca di Pasquale Coscia, responsabile della segreteria provinciale, che si chiede il perchè di tutto questo: “Non si capiscono le ragioni di questa decisione: attraverso il sito Internet della Direzione territoriale del Lavoro (ex Dpl) era possibile reperire dati, informazioni, riferimenti legislativi e normativi utili per chi, come noi, si occupa del vasto e complicato mondo del mercato del lavoro”.

Il responsabile sindacale di Confcooperative Modena, Alessandro Monzani, annuncia una immediata missiva per richiedere il ripristino del servizio, iniziativa analoga a quella dell’assessore provinciale al lavoro Francesco Ori, che commenta: “Una chiusura incomprensibile di un servizio utile che era diventato un punto di riferimento non solo per professionisti e imprenditori, ma anche per gli uffici pubblici. Il servizio rappresentava la dimostrazione pratica della capacità di un ufficio periferico dello Stato di rapportarsi in modo positivo con le diverse figure che operano nel mercato del lavoro, compresa la Provincia”. Il Capogruppo dell’IdV in Commissione Attività produttive al Senato, Patrizia Bugnano, coglie al volo l’occasione per attaccare l’intero esecutivo sulla riforma del lavoro presentata in questi giorni, arrivando ad ipotizzare che l’oscuramente del sito non sia casuale: “Oltre a togliere i diritti dei lavoratori il Governo vuole anche eliminare di imperio le fonti di conoscenza? Presenterò all’Esecutivo dei tecnici, che anche nella censura ricorda troppo da vicino quello precedente, un’interrogazione parlamentare per chiedere conto di questo atto inaccettabile e ingiustificato”.

Furente più che mai l’avvocato Guido Scorza, esperto delle problematiche legate al diritto ed alla censura dei contenuti in rete, che in un suo pezzo parla di un inqualificabile atto censorio, a prescindere dai motivi, e paragona l’accaduto all’impedire la pubblicazione di un intero giornale solo perchè un singolo articolo sarebbe stato diffamante: “Ordinare la chiusura di un sito internet è un gesto dettato o da un delirio di onnipotenza di un Ministro – e/o di un suo dirigente – che ritiene, evidentemente, di essere padrone dell’informazione o da una tanto profonda ignoranza delle dinamiche di circolazione dell’informazione online da risultare grave almeno tanto l’ipotesi del delirio di onnipotenza”.

Il tam tam ad ogni modo è partito, e da qualche ora si è creata addirittura una petizione online a questo link. Restiamo quindi tutti in attesa di sapere di quali “gravi peccati” si sarebbe macchiata la Dpl di Modena e chi è lo zelante funzionario che nell’era di Internet si è illuso che un episodio del genere potesse passare inosservato, ed infine (dettaglio non trascurabile) se il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha avallato personalmente il tutto. Il che sarebbe alquanto bizzarro, ancora prima che sconcertante.

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