Adriano Sofri contesta “Romanzo di una strage”

Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, condannato come mandante dell’omicidio del commissario Calabresi, si scaglia contro l’ultimo film di Marco Tullio Giordana, “Romanzo di una strage”. Il film narra della strage di Piazza Fontana, ma secondo Sofri lo fa in modo scorretto. L’ex leader di Lotta Continua aveva già espresso le sue perplessità nella sua rubrica sul Foglio, il quotidiano di Giuliano Ferrara. Ieri Sofri ha pubblicato sul web un libro di 132 pagine dal titolo “43 anni” (quelli passati dall’anno della strage), in risposta alle «tesi gratuite e assurde» che sono alla base del film.

La sceneggiatura del film è stata scritta da Rulli, Petraglia e dallo stesso Giordana ed è «liberamente ispirata» al saggio di Paolo Cucchiarelli “Il segreto di Piazza Fontana” (Ponte alle Grazie). La tesi sostenuta è quella del “raddoppio” degli ordigni che causarono la strage, deciso dalle frange deviate dei servizi segreti e dall’estrema destra. A riguardo, Sofri ha dichiarato: «Uno intenzionato a fare il botto, l’altro a fare morti. Considero questa tesi insensata, e nelle pagine che seguono lo argomenterò. Il film, avendo conservato questa tesi e avendola, grazie al cielo, spogliata dell’attribuzione agli anarchici delle bombe “innocue”, l’ha resa gratuita, dunque ancora più assurda: bombe d’ordine o parafasciste che “raddoppiano” bombe fasciste».

In pratica, Sofri attacca categoricamente la scelta degli sceneggiatori: la bomba era una ed era stata posta dalla manovalanza di estrema destra. L’obiettivo primario del libro è quello di «difendere la memoria di Pinelli (l’anarchico interrogato per tre giorni e morto cadendo dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi) e, allo stato degli atti, di Valpreda, non perché siano simboli e intoccabili e sacri. Ma perché tutto ciò che ne sappiamo depone a favore della loro estraneità alla strage».

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