Francia, Le Pen decisiva punta a nuova era per Fronte Nazionale

I risultati li conosciamo da circa 36 ore. Il primo turno delle presidenziali francesi è andato di misura a François Hollande, che ha ottenuto il 28,6%. Il presidente uscente Nicolas Sarkozy si è fermato al 27,1%, mentre al terzo posto si è attestata Marine Le Pen, leader della destra radicale del Fronte Nazionale, con il 18% dei consensi, il massimo storico mai raggiunto dal suo partito. La sinistra radicale ha quasi floppato, rispetto alle previsioni della vigilia, ottenendo poco più del 10%, mentre un abbondante 9% è andato a un sotto-tono François Bayrou, il candidato centrista.

A conti fatti, la destra messa insieme avrebbe più voti dell’intera sinistra, ma bisognerà vedere quale sarà l’atteggiamento degli elettori delle ali estreme, rispetto ai singoli candidati. Perché se Sarkozy è stato certamente trafitto, non è ancora morto.

Certo, mai nella storia della Quinta Repubblica un presidente in carica non è stato in grado di imporsi al primo turno. Questo la dice lunga sul tracollo del consenso, che lo aveva portato a furor di popolo all’Eliseo nel 2007. Tuttavia, adesso inizia una durissima e non scontata battaglia per il ballottaggio. Hollande parte favorito nei sondaggi, ma ancora nulla è perduto per Monsieur le President. Anzitutto, dovrà iniziare dal Fronte Nazionale. Ha ottenuto più voti del previsto, ha superato il 20% dei consensi in 43 province su 101, quando erano 25 solo 5 anni fa. Prima tra i giovani, Le Pen è da domenica sera la vera e unica rivelazione di queste elezioni. Lo hanno capito tutti, Europa compresa.

E proprio contro Bruxelles ha voluto tuonare la “dama nera”, come viene adesso definita dai media transalpini, quando ha affermato ieri di essere contenta che l’Europa tema il suo avanzare nelle urne. Un atto di sfida, che mira a rinvigorire ancora di più la base, in vista delle legislative del 10 e 17 giugno.

Mentre Sarkozy prova a corteggiare il suo elettorato, che in buona parte è gente in fuga dal suo Ump, Marine Le Pen ha ben altri pensieri. Ai frontisti non interessa praticamente per nulla che salga all’Eliseo Sarkozy o Hollande. I sondaggi dicono che il 60% di loro, tutto sommato, voteranno per il presidente in carica, mentre il 20% sceglierà Hollande e un altro 20% si rifugerà nell’astensione.

La vera partita per Le Pen e il Front National inizia dal ballottaggio delle presidenziali in poi. Quando domenica sono apparsi i primi exit-poll, tra un inno nazionale e un altro, la leader, che guida il partito da appena un anno, succedendo al padre, ha affermato che da adesso inizia una nuova era per il Fronte. Per capire di cosa parlasse, bisogna comprendere la voglia della base e degli stessi vertici di entrare finalmente nelle stanze dei bottoni e all’Assemblea Nazionale, per cercare di presentarsi come un partito di riferimento non solo per la protesta, ma anche per il governo del Paese.

La sfida di Le Pen è di gareggiare alla pari con l’Ump, sin dal prossimo mese, per contendergli il governo della nazione. L’impresa sarà certamente ardua, perché finora il Fronte è stato vittima di un accordo implicito tra socialisti e destra neo-gollista, per evitarne l’avanzata. Anche l’attuale legge elettorale fu studiata sotto Mitterand, per impedire che i numerosi consensi di cui questo partito iniziava a ottenere negli anni Ottanta si trasformassero in seggi. Un golpe di velluto, diremmo, che ha ad oggi impedito spesso al Fronte di ottenere anche un solo deputato, pur in presenza di una media nazionale di voti di anche il 12-13%.

Ma con il nuovo corso della Le Pen figlia, i numeri nei départments sono cambiati in favore della destra radicale e adesso ci si prepara a fare il botto a giugno, quando su 577 collegi, il Fronte punta ad arrivare al ballottaggio in almeno un centinaio di questi, per strappare una quindicina di deputati alla destra di Sarkozy ed entrare all’Assemblea Nazionale, costituendo un gruppo autonomo e sdoganandosi nei fatti tra la politica parigina.

La missione è possibile, specie se il 6 maggio Sarkozy dovesse perdere il ballottaggio. Lo stato di choc e frustrazione degli elettori dell’Ump e il disorientamento degli stessi vertici del partito potrebbero creare i presupposti per un’avanzata dei frontisti, ai danni proprio dei neo-gollisti.

Il prossimo 1 maggio, nel pieno della campagna per il secondo turno, Le Pen dovrebbe annunciare per chi voterà, ma non dovrebbe dare alcuna indicazione di voto per i suoi elettori. A meno che nel frattempo non si arrivi a un qualche accordo con Sarkozy, anche se è molto difficile intravederne uno.

Sarkozy dovrà cercare di convincere gli elettori del Fronte a votare per lui, ma facendo più che altro affidamento alle proprie forze, cosa che non sarà facile, visto che molti di coloro che hanno preferito la fiamma al primo turno, lo hanno fatto proprio in opposizione al primo e forse ultimo mandato di Sarkò.

Allo stesso tempo, dovrà evitare di perdere i voti al centro, che sono stati inferiori alle già basse attese. In ogni caso, la vera vincitrice del primo turno è stata Marine Le Pen, destinata ad avere un ruolo, che vada oltre la semplice comparsa al primo turno per l’Eliseo.