Accordo raggiunto sul piano di stabilità europeo

    Face fatta tra Francia e Germania e tra i tedeschi e il resto dei Paesi Euro? Niente affatto. Le differenze restano, come è intuibile, ma si è, per lo meno, raggiunto un accordo minimo sul piano di stabilità, per salvaguardare l’esistenza stessa dell’euro, che per dirla alla Merkel, “non è negoziabile”.

    Restano le tensioni tra il premier del Lussemburgo e il Ministro Tremonti da una parte e i tedeschi dall’altra, dopo che i due si sono visti respingere, senza discutere, la proposta di istituire un’agenzia che emetta eurobond.

    Così come il no dei tedeschi è stato risoluto sull’aumento dei fondi di salvataggio, roba che ha fatto venire più di un’orticaria alla cancelliera Angela Merkel, la quale non vuole passare come la Babbo Natale della situazione, davanti a i già dubbiosi e sempre più euro-scettici tedeschi.

    Il piano, comunque, prevede meccanismi simili a quelli previsti dal Fondo Monetario Internazionale, per i casi di salvataggio dei Paesi in difficoltà.

    I tedeschi avrebbero preferito che si puntualizzasse che il salvatggio sia solo una estrema ratio; tuttavia, hanno ottenuto la precisazione della “forte condizionalità” a cui un salvataggio sarebbe soggetto.

    In sostanza, se vuoi essere salvato, devi accettare regole rigide e non negoziabili.

    Per il Fondo Monetario, si parla, a tal proposito, dei famosi cinque punti, che i detrattori chiamano il Washington Consensus (politica fiscale restrittiva, politica monetaria restrittiva, tasso di cambio fisso, liberalizzazione dei mercati finanziari, liberalizzazione degli scambi commerciali).

    Il credito concesso dal fondo europeo per un salvataggio godrà, inoltre, dello status di creditore privilegiato, inferiore solo a quello del FMI.

    Insomma, se i tedeschi non hanno proprio vinto, quanto meno hanno evitato il lassismo delle ipotesi iniziali.

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