Donald Trump lo aveva inserito nel suo programma elettorale, e a quanto pare sta per mantenere l’impegno preso: la sua amministrazione cancellerà con una riga di penna tutti gli impegni presi da Barack Obama sul fronte del cambiamento climatico. Nelle prossime ore il tycoon dovrebbe ufficializzare la sua decisione di stralciare l’accordo di Parigi sul clima, e come ovvio le reazioni non tardano ad arrivare.

Dietrofront di Trump sul clima: Juncker all’attacco

Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker è uno dei primi a prendere la parola. Scagliandosi contro Trump dice chiaramente di avere “una visione transatlantica”, ma di non ritenere che l’Europa “debba essere al servizio degli Stati Uniti”. “Se nei prossimi giorni il presidente Usa confermerà l’uscita dall’accordo di Parigi, allora sarà un dovere per l’Europa dire che non è tutto ok”, fa notare Juncker, che già in passato aveva avuto modo di scontrarsi con il neo inquilino della Casa Bianca.

Accordo sul Clima, gli esperti ci credono ancora

Più tiepida nella reazione, e in un certo senso anche più fiduciosa, è l’attivista di Greenpeace Faiza Oulahsen. “Penso che sia un duro colpo per le organizzazioni e le società che sono preoccupate per il cambiamento climatico, soprattutto quelle statunitensi. Devo dire però che non finisce mica il mondo: stiamo vivendo un periodo di transizione verso un’energia più pulita e rinnovabile, sta accadendo qualcosa, un qualcosa che Trump può certamente rallentare, ma non di certo fermare”.

Gli esperti, per voce di Carlo Carraro, vicepresidente dell’Ipcc, il panel dell’Onu incaricato di raccogliere gli esiti scientifici sul riscaldamento globale, afferma che la ritirata degli Usa dall’accordo sul clima di Parigi non porterà grosse conseguenze nel breve periodo: “Nel medio termine – si dice convinto Carraro – cambierà poco, l’obiettivo per il 2030 è comunque in dirittura d’arrivo. Anche perché Usa a parte, i grandi produttori di Co2 come India, Cina e Ue andranno avanti su questa strada”.