Adesso il PD sta con sindacati o governo? Grana per i compagni

    E’ arrivato il momento del conto per il segretario del PD, Pierluigi Bersani, a capo di un partito che ha sbraitato nelle piazze contro l’esecutivo Berlusconi per tre anni e mezzo, salvo poi dovere approvare una riforma pensionistica che l’ex premier non aveva lontanamente nemmeno immaginato. E adesso c’è la questione dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori a scuotere i Democratici, che sono in allarme, non sapendo che pesci pigliare. Lo scontro durissimo tra sindacati e il governo tecnico tanto desiderato dalla sinistra italiana mette i compagni dinnanzi a un bivio: scegliere se stare con i sindacati, preferendo di proseguire sulla via del populismo spicciolo, come in tutta la storia della seconda repubblica, oppure continuare ad avere un ruolo di partito di maggioranza all’interno dell’esecutivo, facendo valere le proprie ragioni, ma su una linea riformatrice.

    Già con il discorso in sede di dichiarazione di voto per la manovra, Bersani lo aveva detto lo scorso venerdì: il nostro orizzonte rimangono le elezioni.

    Un messaggio al governo, che sulla strada delle riforme non troverebbe più l’appoggio del PD, che anche sulla base dei sondaggi verifica un calo di consensi nelle ultime settimane. Si sapeva da tempo che a gennaio, accantonata la manovra correttiva, l’obiettivo di Monti sarebbe di tentare la carta della riforma del mercato del lavoro. Già solo la prospettiva aveva fatto storcere il naso al PD, che sa di non potersi concedere il lusso di sbilanciarsi su un tema di cui si nutre l’ideologia della sinistra, ancora ferma alle rivendicazioni degli anni Settanta.

    Ieri, commentando lo scontro in atto tra Cgil, Cisl e Uil e governo, Bersani ha preso le difese dei sindacati, sostenendo che così facendo, la Fornero rende tutto più difficile.

    E così, l’ipotesi più probabile è che il PD cerchi una strategia per fare fallire subito il nuovo corso, dopo le feste. Tenterà molto probabilmente di non trovare alcun accordo sulla legge elettorale, in modo che il Parlamento rimanga esposto al referendum che incombe sulla materia e che a gennaio dovrebbe ottenere il via libera.

    Bisogna vedere se il PDL abbia realmente voglia di andare al voto in queste condizioni. Molto, nel caso dei berlusconiani, dipenderà dai sondaggi, che a oggi continuano a bocciare sia PD che PDL.

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