Caccia all’attentatore di Libération. “Potrebbe tornare in azione”

“Era pronto a tutto, ha detto di essere uscito di prigione e di avere una bomba nella borsa”. È scosso l’automobilista preso in ostaggio dall’attentatore che lunedì mattina ha aperto il fuoco nella redazione del quotidiano Libération, ferendo gravemente un giovane fotografo freelance. Costretto a trasportare l’attentatore agli Champs-Elysées, è stato sentito a lungo dagli inquirenti, che però non sono ancora riusciti a identificare quella che oggi è la persona più ricercata di Francia.

A Parigi la tensione resta alta. “Siamo preoccupati. Fino a quando non lo prenderemo, sappiamo che potrebbe di nuovo passare all’azione” dice il ministro dell’Interno Manuel Valls, che ieri ha presieduto un vertice con i rappresentanti delle Forze dell’ordine.

La polizia è al lavoro per cercare di scovare eventuali tracce di Dna lasciate dallo sparatore nella fuga. Quello che si sa, per ora, è che si tratta di un individuo maschio, di altezza compresa tra 1,70 e 1,80, di 35-40 anni, europeo, barba lunga, occhiali e cranio forse rasato. In seguito all’appello della Procura, che aveva chiesto la collaborazione dei cittadini, sono pervenute agli investigatori diverse segnalazioni. Una di queste ieri ha portato all’arresto di un uomo, subito rilasciato: nonostante la forte somiglianza delle caratteristiche somatiche, infatti, quest’ultimo al momento dell’assalto a Libération si trovava dal proprio medico.

“Che cos’è un giornale? Un protagonista insostituibile nella vita democratica. Un portatore di dibattito, a volte di una battaglia delle idee. Un luogo in cui si elaborano e si diffondono le informazioni che cercano di aiutare le persone a vivere la loro vita nella società. Sparare in un giornale è un attentato alla vita degli uomini e delle donne che fanno il loro lavoro. Ma anche a un’idea, a un insieme di valori che, da noi, si chiamano Repubblica” commenta nel suo editoriale il direttore del noto quotidiano francese, che aggiunge: “Anche se profondamente turbati, continueremo a difendere e amare ciò che ci motiva da quarant’anni. Continueremo a lavorare con le nostre armi che sono quelle, non violente, della libertà e del giornalismo. Andiamo avanti. Non vogliamo rinunciare ai nostri valori, ai nostri princìpi, alle nostre convinzioni.”

Una buona notizia, intanto, c’è. Il fotografo, colpito al torace e all’addome, è uscito dal coma. Le sue condizioni sono in via di miglioramento, anche se per sciogliere la prognosi servirà aspettare ancora qualche giorno.

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