La Cancellieri si salva, mozione di sfiducia respinta dalla Camera

Niente dimissioni e soprattutto niente sfiducia. La voce grossa di Enrico Letta sembra aver convinto, per il momento, i democratici. Niente sfiducia, perché era lo stesso governo ad essere a rischio. La Cancellieri ha riferito nuovamente circa il proprio comportamento in merito alla telefonata in favore di Giulia Ligresti. Il risultato della votazione appariva scontato dopo l’intervento di Letta ieri durante l’assemblea del PD. La mozione di sfiducia non è passata alla Camera, con 154 voti a favore, 405 contrari e tre astenuti. E il ministro ha dichiarato di non voler dare le dimissioni.

In avvio di seduta il deputato del M5S Tancredi Turco ha illustrato la mozione di sfiducia: “Non si tratta di problema giudiziario o procedurale: il nodo è politico e verte sul concetto di giustizia, che deve essere uguale per tutti: ricchi e poveri, amici di famiglia e sconosciuti. Lei non può promettere un impegno personale ad amici suoi né di dire così non è giusto andando ad inficiare l’operato dei magistrati. La Cancellieri è già stata sfiduciata dai cittadini”.
A seguire le dichiarazioni di voto e, tra gli altri, gli interventi di Cicchitto, Brunetta e Andrea Colletti del M5S, primo firmatario della mozione.

La Guardasigilli ha ricostruito le famose tre telefonate con i Ligresti, rigettando nuovamente tutte le accuse, ribadendo che il suo interessamento verso una particolare situazione di urgenza non è derivato da un rapporto di amicizia e di confidenza con questa famiglia e ha portato ad evidenza di ciò esempi di altri casi che hanno visto il suo diretto intervento. La Cancellieri ha respinto anche le accuse di omissione e reticenza davanti alla procura di Torino: “Respingo visioni preconcette di colpevolismo ad ogni costo, non ho mai mentito né a magistrati né al parlamento“.
Il ministro ha poi sottolineato la gravità della condizione delle carceri e l’urgenza di una riforma della giustizia che rafforzi le garanzie delle parti e specie dell’imputato nel processo penale.
Una sua decisione di dimissioni sarebbe risultata come una ammissione di colpa. Colpa che la Cancellieri non ritiene di avere, ribadendo anzi il suo impegno a servizio dello Stato.

Dopo la conclusione del segretario del Pd Epifani, l’aula ha votato la mozione di sfiducia.
Nel frattempo il deputato Riccardo Nuti, del M5S, sulla sua pagina Facebook ha attaccato Letta scrivendo: “L’Italia non può avere come presidente del consiglio un ricattatore e un partito (Pd) di ricattati. Se il Parlamento non deve svolgere il ruolo di controllo sull’azione del governo (sono due istituzioni diverse eh!) tanto vale cancellarlo, ed è così che stanno facendo tentando di ufficializzare tutto ciò con la deroga alla Costituzione e al suo art.138. Questi non sono metodi mafiosi?”. E ancora, in aula i grillini fanno squillare i cellulari mentre Giulia Sarti conclude: “Ministro, è meglio non farle certe telefonate“.

Il risultato della votazione era già nell’aria da ieri, quando all’assemblea del PD il premier invitava a non votare la sfiducia per il Ministro, in quanto “frutto di una campagna aggressiva molto forte e slegata dal merito”. Letta ha chiesto ai suoi di considerare la sfiducia per la Cancellieri come “un attacco politico al governo. E la risposta deve essere un atto politico: un rifiuto”.
Da molte parti si fa notare che Letta non abbia mai fatto specifico riferimento alla Guardasigilli e non abbia preso posizione circa il comportamento del ministro, ma abbia posto all’attenzione della propria assemblea il problema legato esclusivamente alla sopravvivenza di questo governo.

La mozione di sfiducia, presentata dal Movimento 5 stelle, stava spaccando già da giorni il Pd. Dopo l’assemblea però, anche i più contrari come Renzi e Civati, hanno assicurato che avrebbero votato la fiducia alla Cancellieri per responsabilità.
Anche per i democratici che sostengono la candidatura di Cuperlo alla segreteria del Pd la premessa era che sarebbe stato opportuno un passo indietro del ministro. “Ma se il premier ci chiede un atto di responsabilità politica, dobbiamo essere tutti responsabili“, aveva detto Gianni Cuperlo.

Ora il problema che molti si pongono è che la Cancellieri resti un “ministro dimezzato”, dovendo provare a ricucire lo squarcio che questa vicenda ha determinato e che l’ha privata della dovuta autorevolezza, causando evidentemente un indebolimento del governo.

Intanto, gli atti della procura di Torino sulla vicenda Cancellieri sono al vaglio della procura di Roma. Un fascicolo, il cosiddetto “modello k”, è stato aperto senza ipotesi di reato e indagati. Il fascicolo sarà esaminato mercoledì mattina dal procuratore Pignatone per studiarne il contenuto e stabilire a chi debba essere assegnato per i futuri accertamenti.

La decisione di Torino per il ministro della Giustizia era suonato quasi come un’assoluzione, dato che in queste settimane si era celebrato una sorta di processo virtuale terminato con una condanna mediatica.
In seguito alla decisione della procura la Cancellieri aveva dichiarato di aver recuperato quell’“onore perduto”, dopo settimane di tempesta giudiziaria, ed ha ovviamente apprezzato la nota diramata dal Quirinale con la quale il presidente Napolitano faceva sapere di aver apprezzato “il rigore delle decisioni e delle precisazioni” della procura.

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