Caso Priebke: esequie e sepoltura ancora incerte

Una salma che scotta quella dell’ex ufficiale SS Priebke, così come in vita anche nella morte fa discutere.
Morto a Roma lo scorso venerdì, si attende di avere conferma del fatto che non verrà seppellito a Roma e soprattutto che non riceverà una cerimonia funebre. Le voci per ora sono contrastanti: da una parte quella dell’ex avvocato che nega le notizie dei giorni scorsi, dicendo di non aver ricevuto nessun rifiuto da parte del Vicariato, circa la celebrazione di esequie e dall’altra le parole dei politici, del Vaticano, dei giornalisti che le riportano.

Ad aggiungersi alla lista dei “motivi per cui non dev’essere celebrato alcun funerale”, il fatto che non si abbia notizia non solo del fatto che fosse praticante, ma anche se fosse o meno battezzato. C’è poi chi richiama il canone 1184 del diritto canonico, appunto, in cui si legge che i funerali possono essere negati, laddove possano creare scandalo fra i fedeli. E lo scandalo c’è, eccome. Le parole del sindaco Marino, ma soprattutto quelle del presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, sono molto chiare ed esaustive: “Il funerale darebbe ai nipotini di Hitler occasione ghiotta per fare un’adunata nostalgica. E un’eventuale tomba nella città teatro della tragedia delle Fosse Ardeatine sarebbe come uccidere una seconda volta quelle vittime“.

Anche il ministro Emma Bonino è intervenuta, ribadendo che la legge c’è e la sua avversità per le leggi e le eccezioni ad personam.
L’avvocato Paolo Gianchini fa sapere che da tutta Italia (ci piacerebbe sapere da dove e chi) sono pervenute offerte per celebrare i funerali e anche per la sepoltura, pare ci siano state offerte per posti al Verano ma non solo, sarebbe pronto a celebrare “con riservatezza” le esequie per strada.

La sepoltura a Roma sembra impensabile e sarebbe davvero una macchia indelebile sulle coscienze di chi lo permettesse e sulla città intera, per non parlare delle vittime delle Fosse Ardeatine, di cui spesso poco si parla.
E si tratta di un uomo che mai ha dimostrato un accenno di pentimento, che fa parlare di sè anche da morto perché la morte fa parte della sua essenza, da sempre. In attesa di risposte a tutte le domande circa il suo prossimo destino (nessun famigliare per giunta, si è fatto avanti per reclamare un funerale) si spera che la legge, le parole del Vaticano, le riflessioni di chi porta nel sangue gli orrori cui Priebke ha contribuito in prima persona, possano davvero avere il giusto peso che meritano.

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