I Carabinieri di Caserta e del Noe di Napoli hanno arrestato sedici persone per motivi legati alla realizzazione della discarica di Chiaiano, a Napoli.
L’indagine riguarda gli interessi economici ed imprenditoriali della camorra nel settore dei rifiuti.

Le indagini si sono sviluppate dal 2008 al 2013 su due rami investigativi. Il primo riguarda l’infiltrazione camorristica negli appalti per la discarica in questione, il secondo invece le modalità della sua gestione e le false attestazioni dei funzionari pubblici che hanno consentito, agli amministratori dell’Ibi Idrobioimpianti Spa e all’Edilcor, di continuare i lavori, ottenendone illeciti profitti.

Gli investigatori affermano che nel periodo dell’emergenza rifiuti campana, l’associazione temporanea d’imprese Fibe sottoscrisse con società riconducibili alla famiglia dell’imprenditore Giuseppe Caradente Tartaglia, 63 contratti per il trasporto ed il movimento delle terre, per poter realizzare vari lavori subappaltati dall’Ibi.
L’imprenditore ha avuto legami con i clan camorristici Mallando, Nuvoletta, Polverino e soprattutto con la fazione Zagaria del clan dei Casalesi.

In carcere sono finiti Giuseppe, Giovanni, Franco e Mauro Caradente Tartaglia, Vitale Diener, Paolo Viparelli e Gregorio Chimenz; altri nove si trovano invece ai domiciliari.
Indagati anche due tenenti colonnelli dell’Esercito, come componenti della commissione di collaudo della discarica di Chiaiano.

I reati che la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha deciso per gli arrestati sono: associazione a delinquere di stampo camorristico, attività di gestione di rifiuti non autorizzati, attività organizzate per traffico illecito di rifiuti, truffa, frode nelle pubbliche forniture, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale ed aggravante dell’agevolazione fatta al clan dei Casalesi.

Nella nota della Procura di Napoli si legge che «I lavori sono stati effettuati in violazione di obblighi contrattuali e non conformi al progetto approvato, utilizzando inoltre materiale non idoneo allo scopo come l’argilla di una cava non autorizzata mista a terreno. Si è anche potuta rilevare una costante attivazione di illeciti traffici di rifiuti speciali non pericolosi. Il tutto è stato realizzato evadendo la normativa fiscale e quella sulla correttezza della documentazione attestante il trasporto dei rifiuti. I sei argini della discarica sottoposti ad esame, non erano conformi alle prescrizioni».

Le persone che per anni hanno manifestato contro la discarica, affermano «Con la nostra tenacia e le nostre manifestazioni, dove ci trovavamo spesso travolti in pesanti scontri, riuscimmo nel 2010 a far sequestrare una parte della discarica di Chiaiano e nel 2011 fu decisa la chiusura della stessa. L’attuale inchiesta ci dice che questa discarica è costruita fuori da ogni norma ed è dunque pericolosa, ma non avevamo dubbi a riguardo. Siamo amareggiati dalla situazione, abbiamo più e più volte ribadito di sapere che dietro a tutto questo ci fosse lo zampino della camorra, l’abbiamo sempre saputo».