Cina alza tassi su prestiti a banche commerciali

    Altra mossa del governo di Pechino, per frenare la corsa dei prezzi, che viaggiano al 5% annuo.

    La Banca Centrale Cinese ha alzato i tassi per i prestiti praticati alle banche commerciali, dall’1,8% al 2,25%.

    E’ la prima volta in due anni che ciò avviene e segna un punto di svolta nella politica monetaria cinese, che vuole essere sempre meno accomodante e stoppare qualsiasi forma incipiente di bolla speculativa, specie immobiliare.

    Tuttavia, la mossa di oggi ha più il gusto di un segnale psicologico ai mercati, più che effetti concreti. Infatti, le banche commerciali (per intenderci, quelle che finanziano esigenze di piccoli prestiti non industriali o per investimento) ricorrono raramente alla banca centrale, per chiedere prestiti, essendo dotati di liquidità abbondante.

    Per cui, secondo le previsioni, questa misura avrà un impatto nullo o quasi sull’economia. Semmai, è importante, perchè arriva dopo l’altro rialzo dei tassi, praticato il 26 dicembre, appena tre giorni fà, che rende meno conveniente per tutte le banche di investimento ricorrere alla banca centrale per finanziare temporanee mancanze di liquidità.

    Difficilmente questi aumenti potranno essere sufficienti ad arginare la corsa dell’inflazione, per due motivi: i tassi sono ancora a livelli molto bassi e al di sotto del tasso di inflazione, per cui restano negativi, in termini reali; secondo, non si affronta la causa principale dell’ascesa dei prezzi, ossia la grande liquidità di moneta, derivante dall’interscambio con l’estero, conseguenza del tasso di cambio sottovalutato.

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