Crowdfunding musica, da fan a vero investitore

La crisi economica avrà anche piegato gli incassi ma non l’intraprendenza e la capacità di inventiva: nasce così il crowdfunding, dall’inglese crowd=folla e funding=finanziamento, un processo di raccolta fondi volto a sostenere progetti di persone ed organizzazioni che sta riscuotendo molto successo, persino in Italia.

Dar vita ad una campagna di crowdfunding vuol dire avere un’idea creativa, definire ricompense e stabilire una linea di arrivo in termini di budget e tempo. Nella pratica, più persone offrono somme di denaro, anche modeste, per finanziare un progetto o iniziative di diverso genere attraverso siti internet, e possono ricevere in cambio una ricompensa.

Questo tipo di operazione è chiamato “equity-based crowdfunding” ma è possibile distinguere altri modelli di crowdfunding a seconda del tipo di rapporto che si instaura tra il soggetto che finanzia e chi ha richiesto il finanziamento.

Il fenomeno sulla bocca di tutti sta spopolando; nella maggior parte dei Paesi in cui operano portali di crowdfunding, però, non si è soggetti a nessuna regolamentazione, rientrando perciò nell’ambito di applicazioni disciplinari già esistenti.

L’Italia invece, una volta tanto, è il primo Paese europeo ad essersi dotato di una normativa specifica e organica ad esso relativa. Le Crowdfunding rientrano tra le start-up innovative e la regolamentazione è stata affidata alla Consob ed è attiva dal 26 giugno 2013.

Le start-up innovative sono piccole società di capitali (spa, srl o cooperative), da poco operative, impegnate in settori innovativi e tecnologici o a vocazione sociale. Il “Decreto crescita bis” stabilisce nella pratica i requisiti che devono possedere e dispone semplificazioni normative per favorirne la diffusione e lo sviluppo.

La musica indipendente è tra quelle branche che hanno trovato forza, nuova linfa e aperture nel crowdfunding e MusicRaiser ha decretato un successo tutto italiano. “Non contro le case discografiche, ma con loro” Giovanni Gulino, del gruppo “Marta sui Tubi”, spiega così il progetto MusicRaiser.

L’idea è nata nell’ottobre scorso, sull’onda di progetti stranieri come l’inglese KickStarter (che si occupa di film, musica ed intrattenimento) e a seguito della crisi generale del mercato discografico.
MusicRaiser interfaccia musicisti, promoter, etichette e locali con i fan, che possono appunto così finanziare i loro progetti.

Dal meccanismo “elementare”, il sito permette di realizzare il sogno di tanti attraverso una raccolta fondi. Dalla registrazione in studio, alla realizzazione di un videoclip, dalla programmazione di un tour fino ad una generica campagna promozionale. Il tutto avviene in cambio di una copia esclusiva del disco, un biglietto gratuito per il concerto della band, autografi o citazioni nei credits abilitati. I soldi inviati quindi non sono a fondo perduto, ma ricevono in cambio benefit che qualsiasi fan vorrebbe.

I canali di oltreoceano hanno raggiunto un inaspettato successo dribblando i tradizionali canali;e anche la piattaforma web nostrana ha al suo attivo, nonostante sia recente, diversi allestimenti per progetti importanti: Galpaghost e Shandon ne sono esempi, con raccolte di somme che hanno raggiunto i 100mila euro.

Gulino spiega: “Se la campagna raggiunge o supera il 100% delle donazioni richieste viene effettuata una trattenuta del 10% sul totale raccolto e se l’ammontare non viene raggiunto, i fondi raccolti vengono restituiti ai donatori senza alcun tipo di trattenuta. Con questo metodo noi intendiamo dare una mano, siamo semplici mediatori tra il pubblico e gli artisti. La voglia di partecipare a queste iniziativa è stata sorprendente, per paradosso le critiche maggiori sono arrivate da musicisti che non condividono questo metodo”.

Non tutti però sono d’accordo con i meccanismi che si stanno generando, Federico Guglielmi, storica firma del giornalismo musicale italiano per “Il Mucchio Selvaggio”, si dice scettico e precisa che: “Occorrono trasparenza, senso della misura e buon gusto. Se mancano uno o più di tali requisiti, sarebbe da evitare come la peste bubbonica”.

In un’intervista al gruppo Lo stato sociale, uno di quelli che ha raggiunto la soglia necessaria per la “sponsorizzazione”, la band ha sottolineato: “Attraverso la somma raggiunta finanzieremo un disco di remix del nostro ‘Turisti della democrazia’. Il fattore più importante è stato accettare la natura di scommessa: se non fosse andata a buon fine, avremmo pubblicato in ogni caso. Non crediamo tuttavia si ripeterà ulteriormente come esperienza, abbiamo sempre trovato giusto produrci i dischi da soli, pensare di dover domandare soldi prima della pubblicazione di qualcosa ci mette di malumore e troviamo che un disco, come ogni prodotto, abbia il dovere di misurarsi con il giudizio degli altri quando è compiuto, cercando una propria via per finanziarsi e trovare pubblico”.

La strada è lunga ma una volta trovata la giusta dimensione è tempo anche per l’industria musicale di cambiare “tracce”.

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