Modena, l’alluvione di cui i telegiornali non parlano

1.800 capannoni artigianali e 110 aziende agricole e allevamenti in difficoltà. 2.500 ettari sommersi. Quasi mille sfollati. Questi i numeri altissimi dell’ultimo disastro in Emilia, dovuto all’alluvione e allo straripamento del fiume Secchia.

Sembra però che questi numeri non facciano notizia, se all’appello non risultano morti. È la denuncia che arriva da più parti in rete, ma che a guardare bene riguarda quasi esclusivamente la tv. Una rapida ricerca, infatti, mostra come quasi tutti, dal Fatto Quotidiano al Corriere della Sera, stiano parlando della grave situazione di questa terra colpita dall’ennesima calamità. Resta il fatto che per la televisione questa notizia non è poi così notizia: passato il servizio con le spettacolari immagini aeree della pianura allagata riprese dal drone, sembra non esserci più molto da dire. Eppure anche a Modena, come è stato per la Sardegna, la gente si trova ad affrontare una situazione disastrosa, che va ad aggravare una condizione già precaria dovuta al terremoto del 2012. “Stavamo appena cominciando a riprenderci” scrivono in molti sul web “e ora arriva l’alluvione”.

Se l’informazione non passa più attraverso i telegiornali e i giornali informano solo attraverso le fonti ufficiali di comuni e sindaci, per scoprire la situazione reale del modenese in questi giorni basta cercare su Twitter: #modena e subito un commento rimanda a #alluvioneMO.
Sull’immagine di un paese allagato vengono riportati i dati di questo ennesimo scherzo, che forse però non è solo colpa della natura: un disperso, migliaia di sfollati, 75 chilometri quadrati alluvionati, 2.500 ettari agricoli sommersi, 1.800 aziende colpite, 5.000 lavoratori coinvolti, danni per milioni di euro.

Un riassunto che parla chiaro. Se l’inondazione sembra aver risparmiato vite umane -almeno finora, dato che si sta ancora cercando Giuseppe Salvioli- la popolazione non può che essere sconvolta, anche per ciò che verrà dopo. Quando si finirà di liberare le strade dall’acqua e dal fango, chi aiuterà i modenesi? Lo sanno bene, dopo l’esperienza del terremoto, che in questo Paese si fa presto a dimenticarsi delle sventure del vicino. Il governatore Errani era già stato a Roma per chiedere “la sospensione per almeno sei mesi di ogni adempimento fiscale e tributario” e la risposta di Letta, almeno stavolta sembra essere stata rapida. Anche i sindaci del Modenese, già colpiti dal sisma, sono tornati a riunirsi per chiedere all’unisono: “Il governo intervenga“.
Sono i primi cittadini di Bastiglia, Bomporto, Modena, Camposanto, Finale Emilia, San Felice, San Prospero e Medolla.

Medolla. Il nome di questa cittadina richiama subito alla mente qualcosa, un’altra scena agghiacciante: gli operai morti sotto il crollo del capannone nel 2012. Quei capannoni che ora dovrebbero tornare sotto accusa, perché, anche se qualcuno ha ipotizzato che l’esondazione del Secchia sia dovuta alle tane delle nutrie che hanno deteriorato gli argini, e se anche una parte della colpa vada alle amministrazioni poco attente alla manutenzione, la colpa principale del disastro, qui come in Liguria e come in Sardegna, deve essere attribuita alla cementificazione selvaggia, che in Emilia ha assunto le forme della “zona industriale”.

C’è un bel documentario, realizzato nel 2013 da WWF e Legambiente e diffuso dall’Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra), che denuncia il consumo del suolo in Italia, proprio partendo dalla condizione di alcune zone dell’Emilia Romagna.
Negli ultimi anni il consumo di suolo in Italia è cresciuto ad una media di 8 metri quadrati al secondo e la serie storica dimostra che si tratta di un processo che dal 1956 non conosce battute d’arresto. Si è passati dal 2,8 per cento del 1956 al 6,9 per cento del 2010, con un incremento di 4 punti percentuali. In altre parole sono stati consumati, in media, più di 7 metri quadrati al secondo per oltre 50 anni. Il fenomeno è stato più rapido negli anni 90, periodo in cui si sono sfiorati i 10 metri quadrati al secondo”.

Interi territori a prevalente vocazione agricola, sono stati ricoperti di cemento, annullati e sostituiti da enormi distese di capannoni, che oggi con la crisi sono per lo più vuoti e in degrado.
Una pianura letteralmente massacrata dalla costruzione selvaggia”, spiega il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica italiana. Manca tutt’oggi un censimento aggiornato dell’uso del suolo italiano, e per nessuna di queste zone esistono progetti su vasta scala per quelli che sono diventati “non luoghi”.

Edoardo Salzano, urbanista, spiega ciò che sta accadendo: “Il territorio è usato esclusivamente per costruire. È merce per costruire”. Non si considera più il suolo per la sua qualità, per la sua reale capacità di produrre, “l’unico obiettivo del territorio è consentire a qualcuno di costruire qualcosa che abbia un valore di mercato”.
I capannoni sono ormai solo espressione di una rapacità volta a fare denaro rapido, senza rispondere a reali necessità produttive del territorio e probabilmente diventeranno sempre più spesso anche un costo per i cittadini, avendo già sacrificato la produttività dei suoli migliori.

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E la cementificazione porta anche a conseguenze più devastanti e immediate. L’acqua ora non può fare altro che defluire per le strade delle città. E così il Secchia ha invaso tutto, ha rimesso in ginocchio un territorio già martoriato, mentre ancora non si conoscono le risposte del governo per il dopo-emergenza.
Da anni denunciamo una forte preoccupazione sulla gestione degli argini e del letto del fiume Secchia, ma i nostri proclami non sono stati ascoltati e ora ci troviamo ad affrontare una situazione drammatica. Così oggi ci troviamo ad affrontare una nuova emergenza, a 20 mesi dal terremoto, con nuovi problemi e danni economici ingenti, in un contesto già complicato”, dice la presidente di Confagricoltura Modena Eugenia Bergamaschi.

Oggi un duro intervento del sindaco di Modena che, in Consiglio comunale, ha annunciato di voler sapere fino in fondo quali siano le cause e le responsabilità sull’apertura della falla sul’argine del Secchia, mentre l’ex assessore regionale all’Ambiente, Sabrina Freda sottolinea: “Accusando nutrie e intensità delle piogge di essere i colpevoli dell’esondazione del Secchia si è ottenuto finora un solo risultato: quello di offendere il buon senso delle persone. Si tratta solo di alibi e bersagli di comodo che nascondono il vero problema: l’inadeguatezza e l’impotenza nell’affrontare un evento che non aveva nulla di eccezionale e imprevedibile“.

Intanto non si può dimenticare che anche il modenese rientra nella zona della cosiddetta “food valley”. Modena tanto nota per il tipico e pregiatissimo aceto balsamico, rischia danni gravissimi per l’attività produttiva. Per salvare i vigneti di lambrusco doc e le pere Igp i terreni sommersi dalle acque devono essere liberati entro una settimana. Solo così è possibile evitare la morte delle piante. E ancora la Coldiretti rende noti i dati sulle conseguenze dell’alluvione: oltre 600 le aziende agricole coinvolte e 10 mila ettari di terreni agricoli allagati.

Forse stasera però, dopo la visita dei ministri per gli affari regionali e le autonomie Graziano Delrio e all’ambiente Andrea Orlando, qualche tg tornerà anche a parlare dell’alluvione di Modena. In fondo di politici in tv non ce n’è mai abbastanza.

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