Derby-Story: le migliori sfide tra Lazio e Roma

17 Dicembre 2000, Lazio-Roma 0-1. Grazie Paolo.
I ricordi del 2000 per un ragazzo classe ’88 non possono essere completamente nitidi, senza distorsioni. Ricordo certamente dove ho vissuto l’emozione di assistere ad uno dei derby più divertenti della storia romanista. Quella stagione vidi tutte le partite, o quasi, a casa di un collega di mio padre che aveva messo a disposizione tv e alloggio in cambio di una divisione comune del canone pay per wiew.
Come ogni domenica, anche quella domenica, ci ritrovammo scaramantici e uniti a casa di Armando. Quella sera non furono gli eroi del terzo scudetto romanista a risolvere il match: al 25′ del secondo tempo un lancio in area trova Cristiano Zanetti che colpisce di testa a botta sicura, un miracolo di Peruzzi strozza l’urlo dei tifosi romanisti che può esplodere qualche istante dopo: la palla sbatte sul petto del difensore biancoceleste Paolo Negro e finisce in rete. L’autogol del difensore laziale entra nella storia del terzo tricolore romanista, Paolo Negro, da quella stagione, verrà ricordato come uno dei grandi eroi giallorossi.”
-Andrea Papale.

21 Marzo 2004, Roma-Lazio. Il derby della vergogna.
“Sospendete la partita, sospendete la partita. E’ morto un bambino.”. Entrambe le curve unite, tifosi della Roma e della Lazio chiedono a gran voce la sospensione.
Lo speaker dell’Olimpico prima conferma, poi smentisce: è caos. L’arbitro Rosetti è costretto a sospendere l’incontro mentre un gruppo di ultras romanisti invade il campo chiedendo al capitano giallorosso Francesco Totti di fare in modo che la partita venga definitivamente sospesa e quindi rinviata. Lo speaker continua a farsi portavoce di una calma che non può essere condivisa dai sessantamila spettatori dell’Olimpico.
Dopo un colloquio telefonico con l’allora presidente della lega calcio Galliani, Rosetti rinvia la partita a data da destinarsi. Nei giorni successivi la notizia della morte del fantomatico bambino viene categoricamente smentita. La partità verrà recuperata in un caldo giorno di Maggio: uno scialbo 0-0 metterà il punto su quello che verrà ricordato come il “derby della vergogna”.”
-Andrea Papale

6 gennaio 2005. Ero piccolino, otto anni ancora da compiere, eppure quel derby mi ha segnato particolarmente. La Lazio era in una situazione difficile, ad un passo dalla zona retrocessione e con il cambio di allenatore avvenuto poco prima della partita. C’era un qualcosa che però rendeva quella partita speciale, un certo Paolo Di Canio che, dopo 16 anni, tornava a vestire la maglia della Lazio in un derby. Al 29° Liverani lancia lungo proprio per Di Canio che, al volo, manda la palla in rete. Lui non guarda i compagni, allarga le braccia e si mette davanti la Curva Sud. Non capivo, perché un gesto simile? Solo successivamente ho scoperto di quanto accaduto nel derby del 1989, e quello che fece un certo Giorgio Chinaglia. Mio padre qualche settimana dopo è tornato a casa con una foto autografata. C’era scritto: “A Tommaso, con affetto e simpatia. Paolo Di Canio”.”
-Tommaso Calascibetta

“18 Aprile 2010, Roma 2-1 Lazio. Il derby di Vucinic, dei grandi sogni di tricolore: la storica rivincita. La Roma capolista si presenta all’Olimpico per un derby storico: vincendo si confermerebbe in testa alla classifica, mandando un forte messaggio all’Inter di Mourinho. Si inizia: la Lazio domina per tutto il primo tempo e passa con gol di Rocchi. Brividi, paura: la testa della classifica sembra sfumare e anche i sogni scudetto. Il secondo tempo inizia come il primo, rigore per la Lazio e partita virtualmente chiusa. Va Floccari, para Julio Sergio: ora bisogna crederci. “Daje Roma, andiamola a vince!” urlo, in perfetto romano. E così è: un’incredibile doppietta di Mirko Vucinic ci fa saltare in testa alla classifica. Le lacrime, la gioia e le urla con gli amici. Un derby così, di certo, è per sempre.”
-Gabriele Tascioni

26 maggio 2013, Roma-Lazio 0-1. Il derby fa vivere emozioni diverse da tutte le altre partite. Figuriamoci quello della finale di Coppa Italia, che aveva fatto piombare la città in un silenzio di tomba. Vincere significava “Alzare la Coppa in faccia” ai cugini dell’altra squadra, perdere avrebbe gettato un’intera tifoseria nel baratro. “Cacciai” di casa mia madre e mia sorella, non sono superstizioso ma ogni volta che ci sono loro la Lazio prende goal e prevenire quindi è meglio che curare. Al fischio d’inizio il gelo totale, dalla finestra non entrava nessun rumore, una città come Roma si era messa seduta, ferma, inerme davanti a un derby che valeva la storia. Primo tempo 0-0, squadre impaurite e giocatori con le ginocchia tremolanti. Nella ripresa si è smosso qualcosa, la Lazio ha preso fiducia: Mauri la passa a Candreva che avanza sulla fascia destra, cross in mezzo, la palla arriva a Lulic che tira… GOAL! Lulic al 71′ ha strappato un biglietto per la storia.”
-Tommaso Calascibetta

22 Settembre 2013, Roma-Lazio 2-0. Il derby della rivincita. Dopo aver perso il derby in finale di Coppa Italia, vincere e riprendersi la città era un dovere dei giocatori giallorossi. Dopo le prime 3 vittorie in campionato (che arriveranno a 10 consecutive, record assoluto), sarà Roma-Lazio. Dopo un primo tempo un po’ impacciato, il secondo inizia in maniera divertente: occasioni da una parte e dall’altra. A sbloccarla, al minuto 62, ci pensa l’uomo che non ti aspetti: Federico Balzaretti, su cross di Totti, insacca al volo e corre sotto la Sud. Piange, Federico, piange. E sono le lacrime di tutti noi romanisti, che abbiamo tenuto dentro quell’urlo per 4 mesi. Brividi sulla schiena, urla e tanta gioia. La Lazio resta in 10, la Roma spinge e passa per la seconda volta: su calcio di rigore Ljajic sigilla il match sul 2-0. La rivincita è arrivata: ci siamo ripresi ciò che è sempre stato nostro, ossia la supremazia cittadina. Grazie Federico, grazie ragazzi.”
-Gabriele Tascioni

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