Dio è morto e lo ha ucciso Google

Dio è morto. Dio resta morto. E lo abbiamo ucciso noi.” Quando Nietzsche scriveva queste parole ne “La Gaia Scienza” si era appena avviata nel mondo una delle fasi più importanti di progresso tecnico. L’uomo era all’inizio di un percorso che lo avrebbe portato ad abbandonare ogni credenza religiosa, per aggrapparsi, invece, alla propria realtà terrena.

Nietzsche diceva che siamo stati noi uomini a uccidere Dio. Mai come oggi, il suo messaggio si rivela profetico. Nella società odierna non c’è più spazio per le credenze, sostituite proprio dalla tecnica, che l’uomo è riuscito a portare a livelli tanto alti da creare un vero e proprio sostituto di Dio: Google. Se, infatti, avessimo la possibilità di descrivere Google a un uomo vissuto mille anni fa, egli ci risponderebbe quasi sicuramente che stiamo descrivendo Dio.

D’altronde Google è in grado di fare qualsiasi cosa e, soprattutto, è in grado di prendere il posto di Dio nelle nostre vite. Un tempo, quando una persona aveva una domanda a cui non era in grado di dare una risposta, si rivolgeva a Dio, sperando in un suo segnale. Oggi facciamo domande a Google, in continuazione, per ogni minimo dubbio, dal più complesso a quello più banale. E la cosa straordinaria è che sa sempre darci una risposta. Google è onnisciente.

Se ci perdiamo non dobbiamo invocare nessuno, abbiamo le Maps. Se vogliamo fare una confessione non dobbiamo andare in Chiesa, abbiamo Gmail. Google ha un servizio pronto per ogni nostra esigenza. Per questo motivo è onnipotente. Ma non solo, è anche onnipresente, grazie ad Android, il sistema operativo per smartphone che ci portiamo dietro ovunque. Con il nostro cellulare abbiamo diretto accesso a tutti i servizi Google. Ma soprattutto Google ha diretto accesso a tutta la nostra vita.

Sì, perchè come un vero e proprio Dio, Google veglia su di noi, ci controlla costantemente attraverso tutti i suoi strumenti: da Google Street, con il quale è in grado di fotografare ogni angolo della Terra, a Google Location History, un servizio di cui abbiamo parlato recentemente, che tiene traccia di tutti i nostri movimenti, con un’accuratezza incredibile. Un grande occhio elettronico che dall’alto ci guarda. Big G, mai soprannome fu più appropriato: onnipotente, onnisciente, onnipresente, immenso.

La cosa che inquieta di Google è che, contrariamente a Dio, non ci giudica. È lì, ci guarda e prende nota di tutto ciò che facciamo: telefonate, mail, spostamenti, contatti. Non ha un carattere, non ha un’identità, non dà suggerimenti morali. Semplicemente conserva tutto su di noi, nella sua infinita memoria.

A che scopo? Il Datagate ci insegna che le informazioni fanno comodo a tanti, che il voler sapere tutto per primi, nel futuristico mondo di oggi, rappresenta non un’opportunità ma una necessità. È questo il rovescio della medaglia di Big G, il compromesso: la violazione inevitabile della nostra privacy.

Per quanto possano esserci smentite e rassicurazioni, è utopistico pensare che i nostri dati siano davvero conservati in qualche mega server al sicuro, lontano dagli occhi indiscreti dei governi o dell’NSA. Nel sistema che Google utilizza per preservare la nostra privacy, una falla è inevitabile. Non ce lo dice solo il passato, ce lo dice anche un po’ di logica: Google Service Location è davvero un servizio di cui avevamo bisogno? O forse è un servizio di cui Google aveva bisogno, per entrare ancora più in profondità nelle nostre vite, per poter vegliare ancora meglio su di noi?

Ma in fondo è proprio questo che l’uomo ha storicamente dimostrato di volere: un punto di riferimento, qualcosa di più grande a cui aggrapparsi e a cui appellarsi. L’umanità ha dimostrato di non essere in grado di farcela da sola, se prima c’era la religione, ora c’è Google ma la sostanza non cambia, è sempre la necessità di avere un credo, che sia religioso o tecnologico, a guidare le scelte dell’uomo.

Due campi, quello religioso e quello tecnologico, che ai giorni nostri finiscono per mescolarsi: quando vediamo i fan della Apple in coda ore e ore fuori da un Apple Store per l’uscita del nuovo iPhone, parliamo giustamente di devozione. Perchè, proprio come accade da millenni, non c’è un solo Dio: Apple e Windows sono divinità differenti, con i loro rispettivi profeti, Steve Jobs e Bill Gates. Non esiste solo Google, non esiste un solo credo.

E allora, forse, il compromesso diventa accettabile, la violazione della privacy è ammessa finché Google è in grado fornirci tutti i servizi che ci offre ora. Il nostro consenso, d’altra parte, lo abbiamo sempre dato, spuntando quella casella con su scritto “accetto”. Non c’è stata alcuna imposizione, perché in fondo Google non è altro che una creazione dell’uomo: Big G non ha ucciso Dio, siamo stati noi a trasformare un semplice strumento in something bigger, siamo stati noi a decidere che Google è il nostro nuovo Dio.

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