E’ morto Mario Monicelli, padre della commedia all’italiana

    Addio a Mario Monicelli, che è voluto uscire di scena stasera senza aspettare i titoli di coda. Il regista toscano è morto poche ore fa, all’età di 95 anni, dopo essersi gettato dal quinto piano dall’ospedale San Giovanni di Roma dove era ricoverato da alcuni giorni nel reparto di urologia.

    Un atto improvviso e inatteso – soprattutto per un uomo della sua età e nelle sue condizioni fisiche – che lascia sgomento il mondo del cinema italiano, e non solo. L’allarme dei sanitari è scattato alle 21, ma i tentativi di soccorso da parte degli operatori sono stati inutili. Monicelli è morto come già fece il padre, Tomaso Monicelli, scrittore e giornalista, morto suicida nel 1946.

    Sessant’anni di carriera, i suoi, che hanno saputo accompagnare con occhio attento e cinico la società italiana e i suoi mutamenti, da I soliti ignoti a Parenti Serpenti.

    Nato a Viareggio nel 1915, esordì nel 1932 con il corto Cuore rivelatore, a quattro mani con Alberto Mondadori. Considerato il padre della commedia all’italiana, con colleghi come Dino Risi, Luigi Comencini e Steno, ha diretto circa 66 film ed è stato autore di più di 80 sceneggiature. Tra i suoi grandi successi, Guardie e ladri (premiato a Cannes nel 1951), I soliti ignoti, La Grande guerra (1959) Leone d’oro a Venezia, L’armata Brancaleone (1965). E poi Amici miei, Speriamo che sia femmina e nel 1993 Parenti serpenti, fino al recente e a lungo atteso Le rose del deserto, del 2006.

    Particolarmente cupo il suo giudizio sul futuro e sul Paese, emerso nella recente intervista concessa alcuni mesi fa per Raiperunanotte, il programma di Santoro in onda sul web. “E’ tutta una generazione corrotta, malata e va spazzata via. La speranza è una trappola, una brutta parola. Una cosa infame, inventata da chi comanda”. Ciao, Mario.

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