E se Bush ebbe ragione a far fallire Lehman Brothers?

    La crisi irlandese di questi mesi, il salvataggio prima della Grecia e poi dell’Irlanda, con centinaia di miliardi di euro, con il rischio di dover procedere anche a salvare altri stati, in primis, il Portogallo; le forti ondate speculative di queste settimane, sui titoli dei Paesi considerati a rischio insolvenza, hanno creato più di qualche dubbio, sulla strategia della UE di salvare i Paesi in difficoltà.

    Da quando, nel settembre del 2008, esplose la crisi, i mercati sono soggetti a forti ondate speculative su ogni titolo privato o di bonds pubblici, a ragione o torto considerati coinvolti nella crisi. E da allora si è risposto a ogni segnale di rischio default con piani di salvataggi costosissimi per le casse degli stati, che si sono indebitati abnormemente.

    Oggi, che il settore privato è sostanzialmente salvo dal rischio di fallimenti a catena, i mercati chiedono la testa degli stati che si sono più prodigati a salvare la cattiva finanza, arrivando al paradosso di stati che devono essere salvati da altri stati.

    E’ quello che gli economisti definiscono “moral hazard”, ossia quell’azzardo morale, che spinge un soggetto (pubblico o privato) a sfuggire alle proprie responsabilità, consapevole che il conto verrà comunque pagato da altri.

    Ebbe, allora, ragione il Presidente Bush, qunado l’8 settembre 2008 fece fallire la “Lehman Brothers”, senza intervenire. Allora, l’amministrazione americana fu soggetta a critiche da tutto il mondo. Lo stesso mondo che sta pagando per la sua generosità verso i cattivi finanzieri e banchieri.

    Se non abbiamo ascoltato Bush, ascoltiamo adesso la Merkel, che più di un dubbio sui salvataggi lo ha espresso.

    Ricerca personalizzata