Egitto nel caos, il capolavoro degli anti-Mubarak

    Quanto sta succedendo in questi giorni in Tunisia e in Egitto è la dimostrazione che i timori su un futuro incerto e sulle intenzioni non molto chiare di coloro che hanno preso il posto dei precedenti regimi ultradecennali erano purtroppo corretti. In Tunisia, nella capitale, nei giorni scorsi è stato necessario ricorrere al copri-fuoco come misura per evitare ulteriori scontri in seguito alle proteste di piazza dei manifestanti, tornati a inveire nelle strade contro il nuovo governo per chiedere il cambiamento. E in Egitto le cose stanno andando fin troppo peggio, confermando le previsioni di coloro che davano per molto probabile un acuirsi degli scontri religiosi tra mussulmani e cristiani dopo la gran cacciata di Mubarak. Non è un mistero, infatti, che il vecchio raìs, con tutti i suoi errori, di cui certamente dovrà rispondere alla giustizia e al suo popolo, abbia esercitato il potere con grande saggezza sul piano internazionale, fungendo da tramite e da paciere nelle questioni che riguardano i rapporti tra Occidente e Medio Oriente e all’interno degli stessi conflitti mediorientali, con un ruolo-chiave nella ricerca continua della pace tra israeliani e palestinesi.

    Anche in politica interna, Hosni Mubarak si contraddistinse per avere dato un’impronta laica alle istituzioni, garantendo i diritti della minoranza cristiana, che rappresenta il 10% della popolazione, evitando che arrivassero al potere partiti di ispirazione islamista, come i Fratelli Mussulmani, parecchio forti nelle periferie e nei quartieri più poveri, che si alimentano di fanatismo religioso anti-occidentale.

    E le violenze di due giorni fa, che hanno lasciato sul campo 12 morti e centinaia di feriti, ne sono la dimostrazione più tragica. Una chiesa cristiana attaccata da un gruppo di fanatici mussulmani è la riprova del clima in cui è piombato l’Egitto dopo Mubarak, con un esercito non in grado o non voglioso di assicurare la stessa sicurezza delle minoranze del raìs deposto.

    E pensare che il romanticismo di certa stampa si era spinto fino a ipotizzare un futuro di amore tra cristiani e mussulmani egiziani, che si erano presi per mano a Il Cairo nei giorni della protesta contro il regime di Mubarak. Qualcuno si era illuso che la solidarietà inter-religiosa tra persone, che si era vista nelle piazze dei giorni più infuocati degli scontri, fosse prodromica di un futuro idilliaco. La realtà ci dice che, battuto Mubarak, il Paese rischia il caos.

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