#Fiumeinpiena: parla un’organizzatrice dell’evento, Irene De Crescenzo [Intervista]

Il biocidio “nun è cos ‘e nient”, anche se si direbbe il contrario, visto che ultimamente questa parola sembra essere diventata il tormentone di moda per giornali e comizianti.
Il rischio principale di un tale bombardamento mediatico sull’argomento è quello di trasformarlo in un grande inganno, nutrendo l’avvelenamento di ambiente e persone con atteggiamento superficiale.
Ecco perché nasce la necessità di parlarne con i diretti protagonisti coinvolti sul territorio della Terra dei Fuochi, sul quale è in atto una nuova guerra, paradossalmente meno silenziosa che nel passato, ma più dolorosa.

Partiamo dalle cose semplici: cos’è questo #fiumeinpiena, perché e come nasce?

“#fiumeinpiena sei tu”. Questo è lo slogan con cui è partita la macchina e che, in sostanza, rispecchia perfettamente cos’è #fiumeinpiena.

Si tratta di un movimento generazionale e, precisamente, di una generazione che copre la fascia dai 20 anni ai 60. Un’unica grande generazione consapevole del biocidio che il nostro territorio subisce da anni. Questi sono i presupposti da cui nasce. Nasce dai fatti. Da ciò che è accaduto e continua ad accadere, dai roghi agli sversamenti, dai malati di tumore, alle aspettative di vita diminuiti -a dispetto del resto d’Italia- ed è tutto questo che vogliamo fermare, risolvere con contenuti e proposte.

Ho conosciuto Raniero Madonna durante l’evento “San Paolo in lutto”. In quel contesto ha parlato a me e agli altri ragazzi che si sono prodigati per “San Paolo in lutto” di questa grande manifestazione del 16 Novembre #fiumeinpiena. Era in fase embrionale ma già erano chiare data e il nome, rappresentativo direi. Ci siamo uniti subito, è stata una cosa naturale ed automatica.

Abbiamo subito compreso che eravamo lì a combattere per lo stesso motivo, agivamo per lo stesso motivo e non aveva senso restare divisi. Ci ha chiesto aiuto e abbiamo ritenuto normale darglielo, confluire lì. Unire le forze. Chiaramente essendo io ed i miei compagni di viaggio iniziali, Giulia Baldascini e Gennaro Di Costanzo (che sono stati con me i perni di “San Paolo in lutto”) della provincia, abbiamo ritenuto opportuno lavorare, ai fini del 16 novembre, in provincia, sensibilizzando con flash mob, volantinaggio, cortei e partecipazione ad ogni iniziativa locale. Sia “San Paolo in lutto” che “#fiumeinpiena” sono, in sostanza, delle sigle identificative di iniziative sul territorio. Si cerca di risolvere ciò che per anni qualcun altro ha permesso. Cerchiamo di riprenderci il territorio e la vita.

Puoi già fare bilancio sulla presenza di comitati e organizzazioni che hanno aderito fino ad oggi al movimento?

Come dicevo prima, essendo #fiumeinpiena una sigla, un evento, è chiaro che è diventato contenitore di tante associazioni anzi ne è stato proprio il collante.
Un numero preciso non ce l’ho però se consideriamo che il coordinamento comitati fuochi (che racchiude 60 associazioni e comitati) era presente, che altre associazioni dislocate su tutto il territorio erano presenti, di cui potrei fare nomi per una lista lunga, possiamo dire che l’obiettivo principale è stato raggiunto. Si sono unite le forze, si è stilato un documento condiviso ed i punti del documento, ovvero: stop ai roghi, agli sversamenti e ai traffici di rifiuti tossici! Sì alle bonifiche solo dopo aver bloccato le attività illecite e solo sotto il controllo delle comunità! No agli inceneritori e ad ogni forma di combustione dei rifiuti! Sì all’individuazione dei suoli contaminati, alla tutela e alla promozione del settore agroalimentare campano sano! No all’attuale piano di gestioni rifiuti della regione Campania!

Viste alcune polemiche intorno al 16 novembre scorso, che tipo di limiti formali si pone il vostro movimento? Diventerà un’associazione?

Sinceramente non so di queste polemiche anche perché #fiumeinpeina ha sempre utilizzato un sistema espositivo molto chiaro:” #fiumeinpiena è un movimento pacifico ed apartitico, fondato e formato da giovani, il vero punto di contatto tra i vari comitati e le varie associazioni del napoletano e della provincia. Stop biocidio è solo uno dei suoi tanti obiettivi: un traguardo che non si limita alle mire localistiche o regionali; un traguardo di ampio respiro –nazionale– che vuole riunire sotto la stessa bandiera non solo la Campania ma l’Italia intera.

Basta sversamenti; basta roghi tossici. Sì ad una politica assennata e condivisa di bonifica; no a questo piano gestione dei rifiuti, scelto senza il consenso dei cittadini. No agli Inceneritori; si pone l’obiettivo di raccogliere quante più persone possibili per dimostrare –a chi governa, ma soprattutto al resto della cittadinanza– quanto sia importante e vitale partecipare in prima persona alla gestione del proprio territorio; quanto sia inutile continuare a subire, in silenzio, le politiche gestionali ed economiche di una classe dirigente distante e colpevole.

Questa terra, che non è solo la Terra dei Fuochi, appartiene alle persone: alle persone che ogni giorno si ammalano, faticano, soffrono. #Fiumeinpiena è la speranza: quella dei giovani di poter finalmente cambiare le cose. Di poter dire, una volta per tutte, “basta al biocidio”.
Non so se diventerà un’associazione.

Che cosa otterremo concretamente con questa manifestazione, insieme a tutte le altre attivate dai cittadini sullo stesso tema?

Riusciremo ad ottenere ascolto. So, anzi sappiamo, che dobbiamo raggiungere gli obiettivi stabiliti dal documento, dobbiamo mappare il territorio è dare incentivi agli agricoltori “puliti”, dobbiamo creare un circuito virtuoso. Dobbiamo garantire agli ammalati un sostegno, a chi ha paura la possibilità di poter fare prevenzione. Dobbiamo fare in modo che vi sia da parte dei cittadini e, soprattutto, da chi da anni si batte sul territorio, la possibilità di controllare la messa in atto di numerosi progetti di smaltimento, perché sono loro che conoscono la storia da prima di noi.

Bisogna ascoltare le esigenze degli esperti, dei professionisti, anche di quelli che sono andati via trasferendosi all’estero. Dobbiamo riportare i giovani a casa senza paura. Dargli una speranza, è la frase che ho ripetuto spesso negli ultimi mesi: ci hanno tolto tutto, aria, acqua, cibo non devo toglierci anche la speranza e credo che il 16 scorso questo segnale di speranza e solidarietà ci sia stato. Io l’ho sentito forte.

“Fiume in piena contro il biocidio”: si parla, con questo titolo, di omicidio di massa. Abbiamo capito da cosa difenderci -anche se non sappiamo ancora come, che forse sarebbe ben più importante- ma non da chi dobbiamo difenderci oggi. Irene, chi è l’omicida in questo momento?

Non sono tanto d’accordo sulla consapevolezza definitiva sul “da cosa difenderci”. Non è così, molte persone ancora non comprendono che il problema li riguarda direttamente, ancora non tutti sanno dell’esistenza di tutto ciò, quindi è bene continuare a raccontare, coinvolgere ed indignarsi.

Per il resto, come si fa a difendersi dal nemico? Conoscendolo. Bisogna informarsi ma, informarsi correttamente. Oggi siamo consapevoli che in vent’anni si sono alternate persone inadeguate al loro compito, contributori fattuali di certe dinamiche.

Chi è l’omicida? L’omicida è chiunque ha permesso la distruzione definitiva di parti del territorio. C’era uno striscione che attendeva il corteo a Piazza Borsa il 16 su cui c’era scritto, in sostanza, che imprenditori, politici e camorra erano ugualmente colpevoli.

È così: chiunque abbia taciuto, i conniventi, gli imprenditori che hanno smaltito e che smaltiscono in maniera illegale, deve tener presente che ha numerose morti sulla coscienza, molte di queste bambini, e spero non riesca ad appoggiare la testa sul cuscino. Spero ogni giorno abbia impresse le mamme delle cartoline, e le loro lacrime, i volti dei bambini che non ci sono più, di ragazzi che non hanno avuto modo di vivere la spensieratezza di quell’età. Chiunque ha contribuito a tutto questo per un solo singolo minuto, magari sversando sulla piazzola dell’asse-mediano, è un omicida e deve sentirsi tale.

Ricerca personalizzata